Soldi, rifiuti tossici e omicidi: il Roma ha pubblicato oggi il verbale choc del superboss pentito dei Casalesi, Carmine Schiavone: ecco il contenuto. I fusti tossici di rifiuti arrivavano in Campania ad un prezzo di 500mila lire per ogni pezzo. È quanto racconta, nell’audizione desecretata del 1997 alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il pentito Carmine Schiavone. Per distruggere i fusti, spiega, «dovevano avere un’attrezzatura speciale, per cui ci volevano due milioni e mezzo (o i 2 milioni) e il clan incassava 500mila lire a fusto. Questo era il fattore principale».

Per quanto riguarda il responsabile del clan dei Casalesi per il traffico dei rifiuti, Schiavone racconta che «il responsabile era Gaetano Cerci. Noi siamo nati mafiosi, con il gruppo Bontade e con Riccobono. Nuvoletta era il rappresentante regionale per la Campania. Noi ne siamo usciti nel 1984,  dopo una guerra contro i Nuvoletta e contro il gruppo Riina. Noi eravamo dei perdenti, mentre a Napoli diventammo vincenti. Ammazzamo il direttore dell’Asi, una società collegata al gruppo Riina (con i Nuvoletta) e mandammo via gli operai ». Schiavone racconta anche che i rifiuti venivamo smaltiti anche a 30 metri di profondità durante la notte, poi venivano ricoperti con il terreno. Per farlo, lungo la Statale domiziana le vasche venivano riempite di spazzatura. «Nel 1992 dovevano addirittura ancora essere riempite tutte le nostre cave, tutte le cave della provincia di Caserta – si legge nel verbale -. Lì non si trattava solo di 240 ettari di terreno scavati per le sopraelevate; c’erano 10mila ettari di terreni che costeggiavano tutta la Domiziana, tutti per l’Eurocav e tutto scavato a 30, 40 e 50 metri. Le draghe estraevano la sabbia e le buche venivano sistematicamente riempite.

Vi erano quindi una potenzialità di scarico enorme. Nel 1992 abbiamo assorbito nella zona di Latina e nel Molise ovest perché c’erano influenze bardelliniane e di nuvoletta, che noi abbiamo cacciato da certe zone». Il business dei rifiuti, per i Casalesi, secondo Schiavone valeva «per quanto ne so, dal 1990 2-3 miliardi».

I rifiuti arrivavano tramite procacciatori e Schiavone racconta che «l’avvocato Chianese aveva introdotto Cerci in circoli culturali ad Arezzo, a Milano, doveva aveva fatto le sue amicizie… So che Cerci stava molto bene con un signore che si chiama Licio Gelli».

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