2023: il mondo è regolato da nuovi schemi sociali, la disoccupazione è pari al 5% e la criminalità sfiora lo zero. Tutto questo grazie, soprattutto, al noto “sfogo annuale”, arco di tempo notturno di 12 ore, in cui ogni crimine, compreso l’omicidio, è legale. Un gruppo di persone si ritrova a dover fronteggiare la notte contro pazzi (o presunti tali) di ogni tipo. Vedranno l’alba vivi?

Ammettiamolo: di film così ne abbiamo visti a centinaia. E forse ci siamo fatti ingannare dal titolo (che pur aiuta, alla fine, a trarre qualche conclusione) o forse dal regista, che ci aveva tanto impressionato (in positivo ovvio) con il suo lavoro precedente. Già perché Anarchia – La notte del giudizio, ha un predecessore (o meglio prequel), intitolato sempre La notte del giudizio (uscito l’anno scorso) e scritto, sceneggiato e diretto sempre dallo stesso regista, James DeMonaco. Classe 1969, una regia nel 2009 (il lungometraggio Shaten Island), qualche corto e molta televisione: ecco il curriculum dell’ideatore di questa disturbante vicenda, che sicuramente intriga per il suo carattere sociale, con la notte dello “sfogo” annuale che diventa momento per essere veramente le bestie che nascondiamo dietro enormi maschere tutti i santi giorni.

C’è molta sociologia (Erving Goffman su tutti), dunque, mixata (in maniera non molto felice) a tutta la cultura dei fumetti e videogames, senza dimenticare tutta la cinematografia di genere, B-movie soprattutto, incentrati sul noto “corri, difenditi, sopravvivi” . Con la variante, da classico, che l’inseguito diventa a sua volta cacciatore, in un continuo scambio di ruoli che non brillano certo per originalità, ma che donano ritmo alla vicenda e che permettono allo spettatore di empatizzare, di affezionarsi ai protagonisti, che seguono, incarnano e danno vita a personaggi stereotipati e senza un briciolo di sviluppo narrativo o psicologico, colpa soprattutto di una sceneggiatura inesistente e a tratti che sfiora il ridicolo. Si pensi al ruolo affidato a Frank Grillo (forse il più convincente dell’intero cast): muscoloso e incazzato, padre in cerca di vendetta per la perdita del figlio, indistruttibile. Sarà lui, come da copione e senza molte motivazioni sensate (se non un fin troppo scontato briciolo di umanità) a caricarsi addosso lo sfortunato gruppo di personaggi che, per un motivo o l’altro, si ritrovano a dovere “vivere” (strano doppio senso, visto che a dominare è il senso di Morte) la notte più brutta dell’anno. E allora compare la madre senza marito con figlia a carico e la coppia in crisi che ben presto ritrova l’affiatamento perduto. Tutto già visto vero? Eppure qualcosa di buono c’è. Il soggetto, ad esempio, come già accennato, messo in scena con intelligenza da DeMonaco e il suo team, sul quale brillano la fotografia oscura e asfissiante (ombre vs. luce e viceversa) di Jacques Jouffret e la colonna sonora potentissima di Nathan Whitehead, tra note d’elettronica e lirismi techno.

Entrambi erano già nello staff del precedente La notte del giudizio; qui si è di fronte a una sfida diversa: dalla claustrofobia delle case serrate del 2013 (con attori di gran lunga più in forma, come ad esempio il convincente Ethan Hawke), si passa alle strade “infestate” del 2014, spazi aperti che danno maggiore libertà al regista di sfogare la sua vena creativa e immaginativa, creando alcuni riuscitissimi personaggi (si pensi a tutte le comparse geniali che riempiono la pellicola e il loro “folle” modo di fare, come i giovani armati di enormi machete o l’uomo che compare armato di mitra da dietro a un tir) e alcune interessanti sequenze, come quella dell’asta di persone catturate da dare “in pasto” ai ricchi per la loro “purificazione” e tutte le metafore che spingono a vederci come “predatori” di un organismo sano: la città. Il tutto riecheggiando di tantissime citazioni: si pensi a videogames violenti e sanguinosi come Carmageddon (dove alla guida di un’auto bisognava investire quanti più pedoni possibili), film come 28 giorni dopo o della serie Predator, senza contare tutti i film ambientati in futuri distopici e che vedono come protagonisti muscolosi e inarrestabili personaggi (e che ultimamente, grazie alla serie de I mercenari di Stallone, sta vivendo una nuova giovinezza cinematografica).

Insomma, come da titolo, nella pellicola di DeMonaco regna troppa “anarchia”: un calderone poco gestibile di immagini, riferimenti, generi, personaggi, idee. Ci si diverte è vero, ma col senno che si sta assistendo a qualcosa di fin troppo prevedibile. Michael Bay è tra i produttori di entrambi i film, di quella che ormai potrebbe diventare una “serie” e sfociare in altri episodi aggiuntivi o un prodotto per la tv. Almeno, così, potremo sfogarci come si deve tutti i giorni.

Potrete vedere Anarchia-La notte del giudizio in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

-POZZUOLI

Drive In Pozzuoli

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

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