«C’è una colata killer chiamata cemento che sovrasta il Vesuvio. Secondo una nostra stima nei 13 comuni del Parco Nazionale sono stati realizzati abusivamente circa 1.000 scheletri di cemento, per la maggior parte costruzioni in verticale, per una superficie complessivamente a terra di circa due milioni di metri cubi e che sono pronti ad essere regolarizzati grazie al recente maxiemendamento approvato nei giorni scorsi dalla Regione Campania». Lo sostengono Anna Savarese e Pasquale Raia, rispettivamente vicepresidente regionale e responsabile aree protette di Legambiente Campania.

«Sono i primi effetti del recente colpo di mano dal sapore elettorale, che rischia di portare un nuovo sacco al patrimonio ambientale e paesaggistico della nostra regione. La Regione Campania dovrebbe capire che le risorse che non vanno depauperate sono proprio la qualità del territorio e dell’ambiente, che sono le precondizioni per il rilancio delle attività agricole, manifatturiere e turistiche, in uno con l’innovazione e la ricerca, la promozione della Green Economy. Sono questi i veri volani di sviluppo della Campania», dicono Savarese e Raia.

Legambiente lancia la campagna #cementocampaniatitengodocchio, appello ai cittadini a denunciare sui social network dell’associazione ambientalista e via email (campania@legambiente.campania.it) tutti i casi sospetti di opere abusive sul territorio regionale.

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