Quanti veleni sul collegato alla Finanziaria regionale, quanti dubbi e quanti pericoli ed opportunità si apriranno a breve alle falde del Vesuvio ed in tutta la “zona rossa”. Parliamoci chiaro, l’edilizia è il motore dell’economia particolarmente nel Mezzogiorno d’Italia. Dunque, un intervento per consentire di riavviare il mercato è dal punto di vista economico soltanto un vantaggio per un territorio in cui da troppi anni regna la stagnazione e gira pochissima moneta. Ma quando girano soldi, nel Napoletano, spesso bisogna fare i conti con la camorra e – ancora peggio – pure con quella brutta mentalità che fa tendere ad approfittare di ogni chance concessa.

Insomma, le paure degli ambientalisti a riguardo del “Mattone selvaggio” e delle “colate di cemento” non sono certamente invenzioni: la Campania ed il parco nazionale del Vesuvio sono piene di manufatti abusivi, talvolta realizzati non solo a sprezzo della legge ma persino senza alcun riguardo per la morfologia naturale con il rischio, in casi simili, anche di provocare drammi dovuti all’alterazione della macchia mediterranea. Dunque, non bisogna assolutamente abbassare la guardia, ma è un avvertimento che non deve essere soltanto un slogan. Il territorio va tutelato e per la prima volta è necessario dare un esempio che le opportunità di crescita possono coincidere anche con la legalità. E l’esempio deve darlo questa volta il Vesuviano.

È vero, potrebbe essere stata la campagna elettorale alle porte ad invogliare Caldoro e Giunta regionale a puntare sulla “zona rossa”. Ma l’effetto potrebbe non essere deleterio: servono centomila, forse un milione di occhi perché occorre rilanciare l’economia, ma soprattutto è necessario valorizzare il territorio con le sue bellezze naturali che devono però garantire la sicurezza degli abitanti.

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