Si difende la donna che avrebbe investito l’80enne Antonio Camillò, morto dopo 20 giorni di agonia nell’ospedale di Nocera Inferiore. Durante l’autopsia, infatti, consulenti di M.B., 48enne di Striano indagata per omicidio colposo, hanno sostenuto che la loro assistita non avrebbe tamponato il malcapitato anziano.

Secondo la tesi difensiva, infatti, Camillò sarebbe caduto dopo essere rimasto in qualche modo impressionato o spaventato dalla vettura che si avvicinava. Tuttavia l’autopsia avrebbe evidenziato, almeno in prima fase, una serie di fratture alle costole che non sarebbero compatibili con una semplice caduta, bensì potrebbero essere segni di un impatto.

Molto dipenderà anche dai segni lasciati sulla bicicletta elettrica, tuttora sequestrata dalle autorità giudiziarie che stano indagando sul fatto. Non ci sono, in tal senso, testimoni oculari del sinistro.

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