La situazione è al momento di calma piatta, ma all’ombra dei Fabbrocino stanno operano tanti piccoli clan nella zona tra San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Terzigno, San Gennaro Vesuviano e Poggiomarino. La cosca più forte per ora lascia fare, concedendo piccoli spazi per tenere la tranquillità sul territorio di egemonia. Ma la Dia invita a tenere gli occhi aperti e lo fa nella relazione consegnata in questi giorni al ministero dell’Interno.

La direzione investigativa antimafia lascia infatti intendere ciò che è chiaro già da tempo: la frammentazione delle cosche è spesso l’anticamera del conflitto, in taluni casi anche di violente faide. Tutto sta nel non superare il limite consentito dal sodalizio più forte, in questo caso i Fabbrocino, che attraverso i tanti capi di zona tiene il polso della situazione. Sono infatti gli stessi boss di quartiere a rapportarsi poi con i reggenti, che attraverso i “dossier” decidono strategie e se necessario anche offensive d’attacco.

Insomma, la sensazione è che sia sufficiente lo “sgarro” per riportare lo spargimento di sangue. La Dia si sofferma inoltre anche sugli investimenti del clan Fabbrocino che negli ultimi anni avrebbe spostato ingenti cifre economiche in Cilento: indagini in corso stanno cercando di accertare fatti e responsabilità.

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