Una strega (e una fata) è per sempre: ecco Maleficent


138

Il mondo degli umani e quello delle fate vivono divisi, nonostante qualche ostilità. Fanno eccezione la fata Malefica e il giovane Stefano, che stringono un forte legame che va al di là della semplice amicizia. Il ragazzo però, armato da troppa avidità, per salire al trono e sposare la figlia del re, taglia le ali di Malefica. La fata, per vendetta, volgerà la sua vita al Male, scagliando una maledizione sulla primogenita del re, Aurora. La giovane, crescendo e donando attenzioni e affetto a Malefica le farà cambiare idea. Ma, forse, troppo tardi.



Campione d’incassi stratosferico fin dalla sua uscita, Maleficent, sorta di remake/reboot del classico d’animazione della Disney La bella addormentata nel bosco del 1959 e costato ben 180 milioni di dollari, convince e stupisce, presentando molteplici spunti di riflessione e interesse. Innanzitutto il cambio di prospettiva di Malefica: non più strega, ma fata; non più malvagia da sempre, ma per amore e vendetta. Si ribaltano così protagonisti e ruoli “classici”, re Stefano (un poco elettrizzante Sharlto Copley)  diventa malvagio e pazzo e non sarà il dolce bacio di un affascinante giovane principe (il troppo timido Brenton Thwaites) a risvegliare Aurora (la dolcissima Elle Fanning, sorella della ben più nota Dakota), ma un Amore diverso, ancora (sicuramente) più profondo. Ma non vogliamo togliervi nessuna sorpresa.

Maleficent, comunque, ha dalla sua un impianto visivo a dir poco eccezionale, immergendo lo spettatore non solo in un regno da fiaba incredibile e abitato da bizzarre creature stravaganti, ma giocando, a pieni voti, con l’immaginario spettatoriale legato alla potenza affabulatoria e creativa della “struttura” Fiaba. Non scordiamoci, infatti, che il regista, al suo esordio (in realtà si era fatto il nome di Tim Burton, poi allontanatosi dal progetto), è Robert Stromberg, due premi Oscar per le scenografie di Avatar e Alice in Wonderland ed esperto della nota e affascinante tecnica visiva del matte painting. Ed è di questa tecnica e di altri omaggi che si riempie la sua pellicola (si sentono echi de Il signore degli anelli e di moltissimi classici fantasy), soprattutto della pellicola Disney del ’59, di cui, in alcuni punti, il regista “ricostruisce” addirittura delle precise inquadrature. Eccolo lo snodo visivo e metaforico su sui gioca Maleficent. Non solo dimostra che, nel 2014, la potenza della Fiaba è ancora intatta e capace convincere ed emozionare lo spettatore, ma riesce a incanalare una riflessione ben più profonda sul Cinema totale: Maleficent è un film sulle Ombre e sulla Luce (perfetta, affascinante e profondamente narrativa in questo caso la fotografia di Dean Semler), sul Visto e Non Visto, sull’immagine in movimento e quella statica, sulla Fiaba e la sua rielaborazione, sul Cinema Digitale vs quello Analogico, sul Classico e Moderno (in questo verso vanno lette anche le ottime collaborazioni alla colonna sonora di James Newton Howard e quella ai costumi di Anna B. Sheppard).

E non è un caso che nei panni di Malefica ci sia Angelina Jolie: perfetta e somigliante all’inverosimile alla strega del classico d’animazione Disney (forse in una interpretazione un po’ monocorde, ma comunque convincentissima), qui non solo produttrice e mentore della figlia Vivienne Jolie-Pitt nel ruolo della piccola Aurora, ma soprattutto rappresentante di quella Bellezza (ardito definirla classica?) che troppa cinematografia contemporanea cerca di sostituire (in male o in peggio è questione di punti di vista) con la Computer Graphic. Ma le trame metaforiche insite in queste riflessioni potrebbero diramarsi all’infinito. Ed è vero, qualche pecca è nella sceneggiatura (a opera di Paul Dini, Linda Woolverton e John Lee Hancock) ma si tratta di piccole sbavature, che in effetti possono diventare un pregio se si guarda al tentativo (e la missione) di creare un prodotto avvincente per adulti e, soprattutto, per spettatori più piccoli. Il ritmo e il fascino della Fiaba classica (il soggetto infatti sfrutta l’opera dei fratelli Grimm e Charles Perrault) riescono comunque a sopperire a qualche momento telefonato (ma non è forse questo il meccanismo insito della Fiaba stessa?) e il film di Stromberg riesce così a convincere, guidandoci in collaudatissimi sistemi narrativi ed affascinanti mondi incantati, sfruttando la nostra voglia di restare sempre pronti a farci sorprendere dalla magia delle Fiabe. Intanto Maleficent, che è nelle nostre sale dalla fine di maggio, al botteghino non si smuove dalla vetta, arrivando, in quest’ultima settimana, a un totale incassato di 12 milioni e mezzo di euro. La fantasia, quando conquista grandi e più piccoli, davvero non ha rivali. Da vedere per scoprirsi ancora, in fondo, un po’ bambini.

Potrete vedere Maleficent in queste sale

-NAPOLI

La Perla Multisala

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASALNUOVO

Magic Vision

-CASORIA

Uci Cinemas

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

maleficentimmagine

Vuoi restare sempre aggiornato sulle notizie della tua città? Iscriviti al nostro servizio Whatsapp CLICCA QUI PER SCOPRIRE COME FARE


SHARE