Una giovane coppia decide di fare il grande passo. Lui, di origine sudamericana, è stato adottato da genitori che poi si separeranno, lei ha una famiglia in grossi guai economici. Entrambe le famiglie, con l’aggiunta di ospiti a sorpresa, si influenzeranno a vicenda per la pessima riuscita del matrimonio dell’anno, regalando grossi e sconvolgenti segreti.

Anche quest’anno è arrivata nelle nostre sale una pellicola che si candida a essere la più inguardabile dell’anno. Stiamo parlando, a malincuore, di The Big Wedding, diretto da Justin Zackham e remake del francese Mon frère se marie, datato 2006 e diretto da Jean-Stéphane Bron. Ancora un rifacimento, (è brutto dire “scopiazzatura”?) quasi a segnalare questa enorme crisi di idee non solo del nostro cinema, come nel recente Un fidanzato per mia moglie, ma anche di quello che ne fa una vera “macchina da guerra”, quello statunitense.

Ancora un film che fa del matrimonio (quello “perfetto” attenzione, non quello di qualche povero disgraziato senza un quattrino) il suo soggetto principale. Unico soggetto a ben guardare. Perché tra le vicende collegate al lieto evento e i personaggi che vi ruotano attorno non c’è nessun tipo di intreccio o sviluppo narrativo, metaforico o psicologico. Ci troviamo di fronte a un prodotto commerciale in piena regola, con un product placement al limite del consentito: una barca che nonostante abbia un capitano decente (purtroppo Zackham ha alle spalle un solo lungometraggio, Going Greek del 2001) e marinai di primissimo ordine, affonda inesorabilmente minuto dopo minuto. Stiamo parlando di un quartetto d’attori d’eccellenza che avrebbe dovuto fare la differenza: Susan Sarandon (nel ruolo troppo scontato della cuoca vegetariana della famiglia [ultimamente anche i vegani sono presi in altissima considerazione dagli sceneggiatori americani] e che con una facilità imbarazzante si allontana di casa cedendo il suo posto di moglie alla ex del marito), Robin Williams (il suo personaggio, quello di un prete rigoroso con problemi di alcool [sic!] poteva avere uno sviluppo narrativo migliore e non quello, minuscolo e da cameo, a cui è stato relegato), Diane Keaton (fateci caso, il suo ruolo, negli ultimi anni, è sempre lo stesso, a partire da Tutto può succedere, del 2003, fino al prossimo Mai così vicini, con Michael Douglas) e il sempre più deludente Robert De Niro (sulla questione commedia, ormai, non ne azzecca più una, a cominciare dall’italiano Manuale d’amore fino al ben più recente Last Vegas, senza contare l’infelice approdo al quasi remake di Toro Scatenato, intitolato Il Grande Match, in coppia, perdente, con Sylvester Stallone).

Un cast che, nonostante i nomi importanti, si ritrova invischiato in una sceneggiatura pessima (a opera dello stesso regista, qui anche produttore), senza nessun tipo di movimento narrativo originale, con personaggi senza un briciolo di personalità o sviluppo psicologico, di una scontatezza imbarazzante e tipici (si pensi al trentenne ancora vergine, che strizza l’occhio a pellicole di ancora più bassa lega, o alla facilità con cui i due, attempati, ex coniugi finiscono sotto le lenzuola) e con ruoli, battute e avvenimenti prevedibilissimi e senza nessuna verve. Senza considerare il continuo e poco fruttuoso riferimento al sesso, che non fa altro che involgarire trama, dialoghi e personaggi, verso una tentata deriva da commedia, ma che in realtà spinge l’acceleratore sul cattivo gusto (spostando la pellicola a somiglianze imbarazzanti con American Pie e simili). Nel cast, tra i giovanissimi che si sono rovinati con questa pellicola (tre nomi: Amanda Seyfried, Topher Grace e Ben Barnes), discorso a parte merita la brava Katherine Heigl, unica a regalare un’interpretazione convincente e coinvolgente, nonostante la pochezza della vicenda. Colonna sonora inesistente e fin troppo schiava della regia, fotografia da soap opera, montaggio meglio non parlarne. Un film che non rende giustizia a quello che abbiamo già definito in passato “genere matrimoniale” e che ha tra i precedenti illustri l’insuperabile Quattro Matrimoni e un Funerale (o il recensito Se sposti un posto a tavola) e che strizza l’occhio al filone dei film “prematrimoniali”, che ha in Ti presento i miei con lo stesso De Niro nel cast, uno dei suoi antesignani. Insomma se l’anno scorso a vincere la statuetta di film più brutto dell’anno fu (meritatamente) Comic Movie, quest’anno (salvo qualche ancora peggiore sorpresa) The Big Wedding si porta a casa questo riconoscimento. Evitatelo… potreste non sposarvi più.

Potrete vedere The Big Wedding in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Plaza Multisala

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Montil

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-POZZUOLI

Drive In Pozzuoli

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

San Demetrio

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