Un flash mob in ricordo del presentatore Enzo Tortora e contro la nomina ad assessore di Diego Marmo il Pm che lo fece condannare nonostante fosse innocente si svolgerà domani alle 10 fuori alla sede del comune di Pompei in piazza Bartolo Longo. L’iniziativa è promossa dall’ex deputato radicale Geppy Rippa, dal membro dell’esecutivo nazionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, dallo speaker radiofonico Gianni Simioli, dall’artista Mario Pelliccia, dagli avvocati Raffaele Caiazza e Fiorella Zabatta, dall’animalista Patrizia Cipullo e dall’imprenditore Roberto Fogliame.

Saranno lette pubblicamente le frasi agghiaccianti dei magistrati che lo fecero condannare come Felice Di Persia che affermò rispetto al processo che “non ci furono errori giudiziari. Quei magistrati con la loro carriera quarantennale hanno onorato la magistratura”. O lo stesso Marmo protagonista dall’arringa tragicamente famosa che inchiodò l’innocente Tortora con parole infamanti quali “cinico mercante di morte”, pronunciate con una tale veemenza da fargli scendere una famelica e ben visibile bava alla bocca. Ma soprattutto saranno lette le missive che Tortora inviò alla moglie ed alla figlia mentre era in carcere. Quelle lettere che non hanno mai raggiunto i cuori degli uomini che condannarono senza prove un innocente. Per questo è necessario affermare sempre con determinazione la necessità della responsabilità civile dei Magistrati.

«Noi riteniamo – spiegano gli organizzatori – che innanzitutto il neosindaco Ferdinando Uliano deve spiegare pubblicamente il motivo per cui ha scelto questa persona assessore alla legalità. Ci deve spiegare i motivi di questa decisione a nostro avviso assurda e inaccettabile per quello che Marmo ha rappresentato e rappresenta nella storia della giustizia italiana e della legalità. Il caso Tortora, ha dichiarato in queste ore Diego Marmo, rappresenta “solo un episodio della mia vita”. Non è così per tanti italiani. Quel caso rappresenta secondo noi una ferita che ancora non si è rimarginata e per i cui errori nessuno ha pagato se non l’innocente Tortora».

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