Riunione infuocata dei coltivatori vesuviani dopo la bufera del mese scorso e gli allarmi lanciati finora e rimasti inascoltati. C’è chi lamenta, infatti, perdite per milioni di euro mentre altri dicono addirittura di avere perso il 100% del raccolto a causa delle bombe d’acqua cadute nella zona intorno al vulcano.

Ma l’attacco più duro viene sferrato nei confronti delle istituzioni e della politica, dapprima nei riguardi dell’Ente Parco del Vesuvio, assente con il proprio presidente Ugo Leone al vertice convocato dagli operatori. «Per me è difficile dissuadere i produttori vesuviani dall’idea che il Parco sia distante da loro. Anche perché, in sei anni, non c’è mai stato un atto che parli della vicinanza di Leone alla nostra realtà», dice in tal senso Giovanni Marino, presidente del Consorzio di tutela del pomodorino del piennolo del Vesuvio dop.

Intanto sembra lontana la possibilità di utilizzare la legge 102/2004 che prevede sì la possibilità del risarcimento, ma solo per chi è assicurato. Tra l’altro, il fondo di solidarietà langue, tutti i soldi sono già impegnati. Per questo la Regione Campania, che ha visitato l’intera area vesuviana per quantificare i danni, vuole percorrere un’altra strada: inquadrare l’evento meteorologico delle scorse settimane come straordinario e imprevedibile.

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