«In queste settimane la Fiat ha comunicato il licenziamento di cinque operai del Comitato di lotta cassintegrati di Pomigliano a seguito delle iniziative che il Comitato aveva messo in campo le scorse settimane per denunciare il suicidio dell’operaia del reparto confino di Nola Maria Baratto, logorata da sei anni di cassa integrazione: l’ennesimo in Fiat. Per la fiat vale più il manichino di Marchionne che il sangue vero di tanti operai che si suicidano». È il duro comunicato Comitato di Lotta Cassaintegrati e Licenziati Fiat.

«È questo il prezzo che i padroni vogliono far pagare a Mimmo Mignano (già licenziato 2 volte e in causa per il reintegro), Antonio Montella, Marco Cusano, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore – continua la rete –  licenziati perché hanno osato sfidare il silenzio e l’omertà imposta dalla Fiat sul sangue versato dagli operai in nome dei profitti. In occasione dell’udienza al tribunale di Nola, dopo 6 anni dal licenziamento di Mimmo Mignano, è necessario essere a Pomigliano per sostenere un licenziato politico buttato fuori dalla Fiat per rappresaglia antisindacale, per sostenere le resistenze e le lotte operaie, per la garanzia di salario e per il reintegro in fabbrica di tutti i cassaintegrati e licenziati, per unire la lotta del comitato cassintegrati e licenziati Fiat di Pomigliano con le altre vertenze operaie e proletarie attive sul territorio campano e con le lotte dei disoccupati, dei precari, degli studenti e dei movimenti per il diritto all’abitare, per ricostruire un ambito di collegamento almeno nazionale tra gli operai combattivi degli stabilimenti del gruppo Fiat e terziarizzate».

L’appuntamento per la manifestazione è giovedì alle 11 presso l’ex stazione della Circumvesuviana di Pomigliano: «No ai licenziamenti politici, basta suicidi – conclude il coordinamento – Siamo al fianco del Comitato di lotta cassintegrati Fiat e contro la dittatura di Marchionne».

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