«Vai dall’avvocato Cesaro di Sant’Antimo a nome mio, lui è diventato importantissimo e mi deve tanto, di sicuro ti può aiutare». È questo uno stralcio di una conversazione intercettata il 10 gennaio del 2011 nella sala colloqui del carcere dov’è detenuto il superboss della camorra Raffaele Cutolo detto ‘O Professore”. E la vicenda si intreccia con l’ordine di arresto arrivato al parlamentare di Forza Italia ed ex presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro. Sulle manette dovrà però decidere il Parlamento.

Il boss di Ottaviano parlava con la nipote Roberta, figlia di Roberto Cutolo, a sua volta figlio del boss, ucciso a Tradate in Lombardia il 24 dicembre del 1990. La donna si lamenta con il nonno perché Raffaele Cutolo, suo fratello, non riesce a trovare un posto di lavoro. Il colloquio, in parte già noto, ha inizio alle 10.49 e termina alle 11.49 e sin dalle prime battute si incentra su Raffaele Cutolo fratello di Roberta e nipote del detenuto. Roberta racconta al nonno che Raffaele ha problemi di lavoro. Quel giorno infatti si era recato a Pescara per un colloquio. La nipote pertanto gli accennava che Raffaele lavora in una vetreria di Ottaviano che di recente aveva cambiato gestione. Il nuovo datore di lavoro può permettersi di mantenere solamente 3 operai dei 4 esistenti. È quindi in quel momento che Cutolo, rivolgendosi alla nipote le dice: «Dici a tua zia che va a parlare con mio cugino a Sant’Antimo, era un mio avvocato, si chiama l’avvocato Cesaro». La nipote gli risponde chiedendo il motivo e il boss replica: «Lì ci può trovare un ottimo, un ottimo, ottimo lavoro… Questo mio avvocato di Sant’Antimo che è diventato importantissimo… e mi deve tanto… faceva il mio autista figurati!».

Secondo la Procura e il gip che ha recepito le richieste dei pubblici ministeri della Dda, si tratta di Luigi Cesaro. Questa conversazione è inserita nell’ordinanza perché a parere dei magistrati, evidenzia lo “spessore criminale” di Cesaro.

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