Anziano di Somma morto dopo 2 mesi di coma: i figli chiedono la riapertura del caso


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«Il consulente tecnico che ha effettuato l’autopsia di mio padre, dice di non aver trovato la tiroide, e che nella sua relazione, dove invece affermava che c’era, ha commesso un “banale refuso”. Ora chiediamo di capire come è morto nostro padre, e che i giudici riaprano il caso». È quanto afferma Francesco Raia, figlio di Gennaro, 83enne di Somma Vesuviana, finito in coma a novembre del 2012 subito dopo l’anestesia per un intervento al colon che doveva essere effettuato in una clinica di Pomigliano d’Arco, e morto due mesi dopo nell’ospedale di Nola dove era stato trasferito.



I figli dell’uomo presentarono denuncia alla Procura di Nola, chiedendo fosse fatta chiarezza sulla questione; l’autopsia disposta sul cadavere dell’83enne aveva scagionato medici ed anestesista della clinica di Pomigliano, unici iscritti nel registro degli indagati. La vicenda era stata riaperta a marzo di quest’anno, quando i figli dell’anziano si erano accorti che nella relazione dell’esame autoptico si parlava della presenza della tiroide, “di colorito roseo e di volume adeguato all’età”. Un’affermazione che aveva portato ad una nuova denuncia, in quanto l’anziano era stato sottoposto a tiroidectomia nel 2003, dagli stessi medici che avrebbero dovuto operarlo a novembre del 2012. «Ma oggi il pm chiede l’archiviazione di questa nuova denuncia – spiega Francesco – in quanto il consulente tecnico dice di aver commesso un “banale refuso”. Se ha sbagliato quello, può aver anche sbagliato altre cose, quindi chiediamo che l’autopsia sia ripetuta da altri consulenti, e che i giudici riaprano il caso di mio padre, in quanto siamo convinti che siano stati commessi errori. Basti pensare che mio padre assumeva un medicinale per la mancanza della tiroide che a novembre del 2012, per motivi che non ci sono stati spiegati, gli è stato sospeso quattro giorni prima dell’intervento».

malasanità

«Tra gli effetti collaterali alla sospensione, ci sono l’ipertensione, l’angina pectoris, ed il coma mixedematoso, che può sopravvenire una volta somministrata l’autopsia. A mio padre in quei giorni di ricovero, sono stati riscontrati i sintomi di tutte queste cose, fino al coma che l’ha portato alla morte. Ora chiediamo – conclude – che sia fatta una volta per tutte chiarezza: mio padre era anziano, ma se al suo posto ci fosse stato un giovane?».

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