Adescò Paduano promettendogli sesso, poi lo derubò e lo bruciò vivo in auto


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Due donne, una assestata di denaro e la seconda pronta a qualsiasi cosa pur di procurarlo: anche ad uccidere un povero anziano attirato da una 40enne per una serata di passione. È questo il contesto in cui è avvenuto, lo scorso 23 marzo, l’omicidio di Felice Paduano, fabbro di 73 anni, il cui corpo, bruciato, fu trovato in una località di campagna a Casamarciano. Quando furono appiccate le fiamme, è emerso dalle indagini, il malcapitato era ancora vivo e piangeva. I carabinieri della compagnia di Nola hanno notificato oggi ordinanze di custodia cautelare ad Adelina Vecchione, di 40 anni, indiziata di omicidio e rapina (finita in carcere), e Domenica Sepe, di 42, accusata di favoreggiamento e ricettazione, per la quale sono stati disposti i domiciliari. Altre due donne, Carmen Tarantino, di 22 anni, e Noemi Smeraglia, di 19, sono invece indagate per aver commesso rapine con la tecnica della narcosi.



Felice Paduano, infatti, come molti altri anziani della zona di Nola, era finito nella rete tessuta da Adelina Vecchione, a volte con la complicità delle altre donne, che si era specializzata nel depredare uomini di età avanzata fingendo di volere avere con loro rapporti sessuali. In realtà, dopo averli adescati, Adelina addormentava gli anziani versando psicofarmaci nel caffè o nell’aperitivo e, mentre dormivano, li depredava. Al risveglio, quasi mai le vittime presentavano denuncia, per la vergogna di rivelare ai familiari la loro debolezza. Questo era il copione da recitare anche la sera di sabato 22 marzo, quando Adelina incontrò Felice e in auto raggiunse con lui la località nota come “40 moggi”. Il fabbro aveva confidato a diverse persone, e in particolare a un aiutante, che avrebbe dovuto incontrare la donna; questo ha poi messo in moto la macchina delle indagini. Anche quella sera Adelina drogò la sua vittima, versando le gocce nel Martini che Felice aveva comprato poco prima al bar, poi si impadronì di 800 euro e di una catenina d’oro. Ma ci fu un imprevisto: la dose era troppo massiccia e l’uomo non si svegliò. La mattina successiva i familiari e gli amici lo cercavano a Nola e nei Comuni vicini; anche ad Adelina vennero chieste notizie.

La donna, a quel punto, anziché far rintracciare Felice, tornò in località 40 moggi con una bottiglia di benzina e gli diede fuoco, nonostante fosse evidente che il poveretto era ancora vivo: sudava e, vedendosi cospargere di benzina, aveva pianto. Oltre a numerosi altri riscontri (testimonianze, tabulati telefonici) gli inquirenti, coordinati dal procuratore di Nola Paolo Mancuso e dal sostituto Orazio Onorati, ne hanno a disposizione uno importantissimo: le rivelazioni che in più occasioni, ma soprattutto il 17 giugno scorso, Adelina Vecchione fa a Domenica Sepe. Quel giorno, quando la pressione dei carabinieri sembra essersi allentata, le due tornano a parlare in auto dell’atroce delitto. L’assassina rivela come tornò a cercare il fabbro e come lo trovò ancora in vita. Adelina si dice disponibile ad uccidere altri vecchietti, se sarà necessario, per procurare soldi all’amica. Proprio in giugno, infatti, le due donne stavano per derubare un altro anziano, un uomo di Capri di nome Dino. I carabinieri sono intervenuti appena in tempo. Nella borsetta di Adelina, un flacone di sedativo.

adelina vecchione

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