Quando il dolore non si limita a famiglia ed amici vuol dire che siamo davanti ad una morte assurda, ad un sacrificio. Napoli ed i napoletani non si sono ancora ripresi dall’addio a Ciro Esposito, tifoso ammazzato da un folle romanista: ma ieri le stesse scene si sono ripetute a Palma Campania. L’ultimo saluto, tremendo e commovente, è stato per Costantino Carbone, undici anni – quasi 12 – su la cui morte pesa come un macigno l’ombra della malasanità. È vero, il piccolo Maradona palmese aveva un polmone perforato dopo una caduta dalla bicicletta, ma i medici se ne sono forse accorti troppo tardi, dopo due mesi in cui il bambino aveva continuato a prendere a calci il pallone, ad andare a scuola ed in sella alla bici: a vivere normalmente mentre i suoi organi andavano in collasso.

Costantino è andato via con una morte assurda, proprio come quella di Ciro. Ma, chissà, è forse più “normale” che ad uccidere sia un pazzo scriteriato che l’errore di un medico – ammesso che sia confermato dalle indagini – di un professionista che dovrebbe invece salvarti la vita. E davanti a tragedie simili non possono bastare, purtroppo, le lacrime e le pacche sulla spalla, così come neppure la giustizia: ancor peggio sarebbe la vendetta. L’unico modo per riempire il “vuoto” è il momentaneo grande affetto della gente, mostrato ieri a Palma in maniera stupefacente e che i genitori di CC67 hanno ricambiato donando gli organi del loro splendido figlioletto.

La bara bianca portata in spalla dai compagni di squadra, la maglietta numero 67 adagiata dal mister Carmine Arianna e le lettere scritte dall’ex maestra di Costantino e degli amici di classe sono il simbolo di una sofferenza diffusa, che spacca il cuore di un’intera città ed il cui eco non può non giungere laddove si infiamma la coscienza collettiva, l’opinione pubblica che non dove arrabbiarsi soltanto nel momento di maggiore collera. E se i medici già dalla prima visita si fossero accorti dell’emorragia e del polmone bucato? Ora probabilmente Costantino sarebbe al mare, pronto ad una nuova stagione agonistica, ad altri provini come quello effettuato con la Roma ed in cui aveva impressionato il campione del mondo Bruno Conti.

C’è un’indagine, ma la “puzza di bruciato” si sente: decideranno i giudici ma se qualcuno ha davvero sbagliato, se qualcuno ha colpe per avere mandato troppo presto in cielo l’Angelo Costantino, è giusto che paghi. E seriamente. Costantino e Ciro: non c’è solo il calcio a tessere una trama dolorosa tra i due decessi. Ci sono anche la sofferenza popolare, il sistema Italia che non funziona e la paura che possa mancare un tassello quando sarà ora di giudicare.

costantino