Frode milionaria nel settore delle carni, coinvolto commerciante di San Giuseppe


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I militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari reali, nei confronti di diverse persone, dodici delle quali indagate per reati tributari. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata, in relazione ai gravi indizi di colpevolezza emersi nella commissione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, compiuta attraverso la commissione dei reati di uso ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, occultamento e distruzione di documenti contabili e omesso versamento dell’Iva. I finanzieri hanno anche sequestrato beni per un totale di 5 milioni e 450mila euro. L’operazione giunge a conclusione di articolate indagini della Procura della Repubblica, con la collaborazione della Guardia di Finanza stabiese.



Gli investigatori hanno accertato che il legale rappresentante della Cencarn sud-Centro Carni sud San Pasquale Spa di Sant’Antonio Abate, Pasquale Abagnale di 41 anni di Sant’Antonio Abate, come amministratore occulto anche di altre società (Società Meridionale Carni srl, Centro Alimentare Abagnale srl, BeDe Srl e Import Export Carni srl), costituite unicamente al fine di interporre le stesse tra la società principale e il fisco, e avvalendosi di prestanomi nella carica di amministratori delle varie società, ha alterato, con artifici contabili e con l’occultamento delle scritture e dei libri, la ricostruzione delle transazioni economico/finanziarie tra i soggetti coinvolti nel sistema di “Frode Carosello”, al fine di sottrarre alla pretesa erariale il reale patrimonio disponibile.

L’attività ha avuto origine a seguito dell’esecuzione di sei verifiche fiscali svolte dai militari della Compagnia stabiese che hanno consentito di appurare, dal 2007 al 2010, un’evasione alle imposte dirette e indirette. Si tratta di ricavi non dichiarati e costi indetraibili, per oltre 181 milioni di euro; imposta sul valore aggiunto dovuta e Iva non versata all’Erario per complessivi 24,5 milioni di euro; utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 67 milioni di euro; emissione di fatture per operazioni inesistenti per quasi 92 milioni di euro. I responsabili avevano costituito svariate società, tutte attive nello stesso campo della commercializzazione degli animali vivi e delle carni macellate, che, di fatto, erano delle scatole vuote, ossia delle mere cartiere, ognuna delle quali aveva una specifica funzione all’interno della filiera commerciale.

In particolare, il provvedimento di sequestro ha colpito Annalisa Amodio di 41 anni di Sant’Antonio Abate, Anna Ida Abagnale di 38 anni di Sant’Antonio Abate, Giuseppe Innacco di 40 anni di Napoli e Alfredo De Giovanni di 41 anni di San Giuseppe Vesuviano. Le indagini, che hanno consentito di ricostruire l’ingente patrimonio, hanno permesso ai finanzieri di sequestrare l’intero opificio industriale Cencarn Sud San Pasquale, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, e quote societarie della “Centro Alimentare Abagnale srl, BeDe srl”, “Import Export Carni srl” e “Società Meridionale Carni srl” per un valore complessivo pari a oltre 450mila euro.

finanza carni

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