La band romana degli InVerso, esibendosi in un locale romano, viene notata da un manager che gli propone di registrare un album. Ai musicisti viene commissionato un brano inedito, che in realtà i loschi imprenditori musicali vogliono depositare alla SIAE a loro nome per farne quattrini.

Interessante questo prodotto cinematografico prodotto dalla Tonino Abballe Communication e di difficile collocazione di “genere”. Certo è che la prima impressione che ci arriva dalla visione di La pioggia che non cade, è quella dei “musicarelli”, pellicole con una trama facilotta e sempre a lieto fine, che incentravano le vicende sul cantante di successo di turno. In Italia la tradizione di questi film, che vede tra i primi esempi eccellenti La ragazza del bersagliere, film datato 1967 e diretto da Alessandro Blasetti, è stata molto forte fino, lentamente e (forse) naturalmente, a scomparire. Ma l’elenco di queste pellicole in Italia è davvero smisurato. Tralasciando il mercato partenopeo che ha una logica cinematografica leggermente diversa (si vedano i film con Merola, D’Angelo o altri), il concetto era molto semplice: funziona con la musica, funziona anche al cinema.

Ecco spiegati tantissime pellicole con volti noti della canzone leggera italiana, si pensi alla coppia Albano e Romina, Adriano Celentano, Mina o tantissimi altri ( a volte alcuni di questi attori, oltre alla trama del “cattivo” impresario musicale di turno, potevano entrare in film più interessanti in parti marginali, con la scusa poi di esibirsi in un brano, si pensi a Teddy Reno in Totò, Peppino e la Malafemmina). Anche La pioggia che non cade, film d’esordio di Marco Calvise rientra in buona parte nella trama semplice e scanzonata dei primi film dedicati alle star della musica italiana. Stavolta però c’è la particolarità: il film, scritto, sceneggiato e prodotto da Tonino Abballe, è un vero e proprio prodotto di marketing in piena regola. Il titolo infatti richiama l’omonimo album della band protagonista della pellicola, gli InVerso, che, oltre ai brani inediti presenti nel film, ne curano anche la colonna sonora. Quest’ultima è davvero azzeccata, con momenti che sembrano dei veri e propri videoclip e altri che sono normale accompagnamento alle immagini. E se nei panni dei musicisti sono davvero eccellenti, forse risentono un po’ di inesperienza di fronte alla macchina da presa; particolare che, però, rende ancora maggiore l’effetto di “reale” e quasi documentaristico dietro al progetto, non peggiorandolo, ma, anzi, dandone valore aggiunto.

Il film, purtroppo, risente della prevedibilità di molti accadimenti, incentrando la vicenda sul leader della band Carlo Picone (voce, chitarra e testi), il batterista Mauro Fiore (nel ruolo del “dubbioso” di turno) e la violoncellista Anna Russo (fulcro di un triangolo amoroso ben prevedibile, ma ben interpretato). Gli altri componenti degli InVerso, Vincenzo Picone (basso), Simone Pletto  (fisarmonica e synth) e Vincenzo Citriniti (fiati) si esprimono con naturalezza davanti alla macchina da presa, ma si vede la differenza quando ad affiancarli sono i protagonisti dei ruoli minori, noti sul grande schermo e più a loro agio dentro agli schermi. Parliamo di Viviana Colais (è la moglie del leader della band, diversa, fisicamente ed emotivamente, dalla sua “nemica” in amore, la violoncellista Anna Russo), Francesca Nunzi, Vincenzo De Michele, Marco Paparella, Lucia Centorame, Elisabetta Ventura e Philippe Guastella (in un interessante cameo). I meccanismi che si intrecciano sono quelli classici della commedia musicale, mettendo subito in evidenza (piccole) psicologie di personaggi fin troppo trasparenti (dalle prime inquadrature) e risvolti narrativi dei più classici.

La regia di Calvise  ha degli incipit anche interessanti e omaggi direttissimi (la locandina di Mi manda Picone e la frase “Le parole sono importanti” da Palombella Rossa), ma lentamente si sgonfia, lasciando spazio alla musica. Nonostante tutto La pioggia che non cade resta un ottimo prodotto promozionale, sfornato da Tonino Abballe che ha deciso di investire sugli InVerso (bravi, ne faranno ancora di strada) in maniera forse sì classica (nella forma cinematografica),  ma nuova per il mercato odierno, tempestato di videoclip in digitale, pirateria e avatar. Un film semplice, diretto, con una colonna sonora davvero bella e una fotografia molto interessante, curata da Dario Di Mella, capace di regalarci coinvolgenti momenti di musica ed immagini. Un plauso alla Tonino Abballe Communication, che, nonostante la produzione indipendente, in un mese ha lanciato sul mercato cinematografico ottimi lavori: oltre al film con gli InVerso, infatti, da lui è distribuito pure La mela e il verme, divertente film d’animazione.  Peccato siano scomparsi così in fretta dalle sale.

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