L’albicocca o meglio la crisommola “Made in Vesuvio” è uno di quei frutti a cui non si resiste. Uno di quei doni della terra per i quali gli occhi hanno poco tempo di apprezzarne l’aspetto estetico. Appena se ne vedono infatti, in un cesto di frutti o su un albero, la mano sarà lesta a rapirne una e darla ai piaceri del palato. Non si resiste. Tenera, dolce, succosa, fresca, profumata, nutriente, salutare: l’albicocca vesuviana ha tutto quello di cui si ha bisogno nelle calde giornate estive. Forse non tutti sanno che l’albicocca è il frutto che contiene le dosi più elevate in assoluto di potassio e carotene. Entrambi i nutrienti sono molto importanti d’estate: assumere buone quantità del primo è molto essenziale per ripristinare quello che si perde con la sudorazione, mentre il carotene è essenziale per favorire un’abbronzatura veloce e duratura. Inoltre è anche ricchissima di vitamina A, oltre alle vitamine B, C e PP e di vari oligoelementi (magnesio, fosforo, ferro, calcio). È un frutto ipocalorico, molto nutritivo e altamente digeribile che ne fa un alimento irrinunciabile per chi è anemico, spossato, depresso, cronicamente stanco. E quelle vesuviane sono tra le migliori albicocche che si possono gustare.

La storia dell’albicocco e dei suoi preziosi frutti nell’area vesuviana inizia addirittura all’epoca della Magna Grecia, e già Plinio il Vecchio, nelle sue lettere, descriveva le albicocche come un prelibato frutto alle falde del Vesuvio non facendole mai mancare a tavola tra i frutti di stagione. Nel 1845 nel testo ad opera di autori vari, “Breve ragguaglio dell’Agricoltura e Pastorizia del Regno di Napoli”, si riconosce l’albicocco come l’albero più diffuso, dopo il fico, nell’area del napoletano, e precisamente in quella vesuviana, “dove viene meglio che altrove e più maniere se ne contano, differenti nelle frutta…”. Con il termine “albicocca Vesuviana” si indica un insieme di oltre quaranta diversi biotipi presenti alle pendici del caro Vulcano. Sono per lo più caratterizzate da una colorazione o punteggiatura rossa sul colore di fondo giallo-arancio: Ceccona, Palummella, San Castrese, Vitillo, Fracasso, Pellecchiella, Boccuccia Liscia, Boccuccia Spinosa e Portici, sono le crisommole più diffuse. La coltivazione è attualmente estesa a tutto il territorio dell’area vesuviana, dove infatti la “solita” particolare fertilità dei terreni di natura vulcanica, ricchi di minerali e in particolare di potassio, elemento noto per la sua influenza sulla qualità organolettica dei frutti e dei vegetali in genere, contribuisce a conferire alle albicocche un intenso e inimitabile sapore nettarino.

La Campania è la regione più importante, nella coltivazione di albicocche, con quasi 50.000 tonnellate di prodotto, proveniente per la maggior parte dall’area vesuviana, che rappresenta circa l’80% della produzione regionale. Nell’area dei comuni vesuviani attualmente vi sono circa 2.000 ettari di albicoccheti, con una produzione che in condizioni climatiche normali si dovrebbe attestare sui 400.000 quintali. La maggior parte è destinata al consumo fresco. Una quota variabile di anno in anno viene trasformata in nettari, ossia in succo e polpa, mentre una piccola parte viene trasformata in confetture, essiccati e canditi, e in ultimo una quota molto limitata è trasformata in prodotti surgelati e sciroppati. Il MiPAF ha accordato, con DM del 03.02.2004, la protezione nazionale transitoria della denominazione “Albicocca Vesuviana (IGP)” grazie alla ricchezza varietale, interamente autoctona, e per i sistemi di coltivazione ancora di tipo tradizionale, ed è in dirittura d’arrivo anche la procedura per il riconoscimento comunitario del marchio Igp. Per noi un motivo ulteriore di vanto Made in Vesuvio.

Albicocca vesuviano