È mutato il clima o è colpa della mano dell’uomo? Il cronico interrogativo a cui amministratori ed esperti rispondono in maniera discordante. Resta un dato di fatto: raramente i temporali hanno provocato tanto disastro come sta accadendo negli ultimi anni e la paura è che in futuro, anziché contare alberi e cartelloni abbattuti, si possa passare al bollettino delle vittime. Purtroppo non è solo una semplice ipotesi: l’area vesuviana è a forte rischio di calamità naturali che possono essere provocate da piogge e venti. Il sistema idrogeologico è incompleto, vetusto e “arrangiato”. Insomma, gli acquazzoni passano da fastidiosi al grado di minacciosi. E San Gennaro, o chi per lui, non potrà sempre metterci una pezza.

Il geologo Franco Ortolani, in tal senso, è stato molto chiaro: serve un piano di emergenza per le forti precipitazioni e serve in fretta perché lo scenario dell’ondata di maltempo degli ultimi giorni ci ha dato un assaggio di ciclone. Il docente, noto per le sue battaglie sociali, ha “tirato fuori” il cartellino giallo. Il territorio è stato dunque ammonito, alla prossima potrebbe non esserci più tempo per agire. In parole povere occorre un piano di allarme, un sistema anche feroce per evitare tragedie. Nel corso dei decenni, infatti, nelle nostre città non siamo riusciti a garantire alcun intervento per consentire alle acque di non impossessarsi delle strade.

Gli allagamenti non sono mai spariti quasi con nessuna differenza tra i singoli comuni: ad ogni pioggia intensa si formano pantani a Somma Vesuviana, Palma Campania, Boscoreale, Poggiomarino, Striano, Nola, San Giuseppe Vesuviano. Insomma, in attesa che qualcosa si muova dal punto di vista delle infrastrutture i sindaci devono scendere in campo mettendo sul piatto l’unica arma che hanno a disposizione: il “potere”, naturalmente nei limiti del territorio. Secondo Ortolani, infatti, non è impresa troppo ardua capire quanta acqua possano “vomitare” le nuvole a sviluppo verticale spesso di colore nero (i cumulinembi) né tantomeno riuscire a calcolare quali arterie saranno invase dalle fiumane e dunque anche da eventuale fango e detriti.

Garantire la sicurezza pubblica è un dovere, dunque se necessario, davanti ad episodi simili vanno chiuse le strade considerate a rischio, pure a costo di lanciare un allarme eccessivo, anche al prezzo di sentirsi poi l’ira della gente sul collo. È meglio un vivo rabbioso che un morto sul groppone.

fulmine vesuvio