Le ricerche dei geologi delle università di Pisa e Bari e della sezione pisana dell’Ingv sul rischio vulcanico del Vesuvio hanno prodotto una prima mappa di base che permette di effettuare una preliminare grande “zonazione” delle aree potenzialmente a rischio. Lo rivela una nota dell’Università di Pisa.

I ricercatori hanno studiato un territorio di circa 650 chilometri quadrati che si estende dalle colline Cancello a nord sino alla penisola sorrentina a sud, in pratica tutta la zona preappenninica che circonda la piana vesuviana. Le indagini sono state condotte attraverso una ricostruzione storica degli eventi franosi accaduti negli ultimi 500 anni, attraverso analisi morfometriche, cioè uno studio quantitativo delle caratteristiche dei versanti, e direttamente sul campo.

«È solo un primo passo in vista della stesura di piani dettagliati locali – ha spiegato Giovanni Zanchetta ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa – perché potenzialmente, circa il 57% territorio studiato è da considerarsi ad alto rischio per quanto riguarda la formazione e lo scorrimento di colate rapide di fango, “il debris flow”, circa 38% a rischio medio e solo il 5% basso».

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