La tradizionale bagarre che, ad ogni consultazione elettorale, si scatena un po’ ovunque sulla nomina degli scrutatori e dei presidenti di seggio, col suo corollario rituale di appelli, suggerimenti e polemiche, anche quest’anno non ha risparmiato Poggiomarino.
L’accusa più ricorrente è che a svolgere le funzioni di scrutatore e presidente di seggio siano più o meno sempre gli stessi, o comunque persone vicine a chi ha il potere di nomina. Sarà vero? Abbiamo provato a vederci chiaro, analizzando i nominativi delle ultime 6 consultazioni elettorali: dalle europee dello scorso 25 maggio alle europee del 7 giugno 2009, tutti documenti facilmente accessibili a chiunque tramite il web portale istituzionale del Comune di Poggiomarino.
Cominciamo dagli scrutatori che, come noto, dal 2005 vengono scelti non più tramite sorteggio ma per nomina diretta da un comitato elettorale costituito da soggetti politici. Dei 1963 elettori idonei iscritti all’albo degli scrutatori ne sono stati nominati 68, di questi 16 avevano già svolto un’altra volta lo stesso ruolo nel periodo considerato, una sola persona, invece, per 3 volte.
Il dato, se confrontato, appare fisiologico, in quanto simile a quello delle politiche del 2013, laddove furono 19 gli scrutatori “ripetenti”, anche stavolta con una sola persona nominata nel ruolo per la terza volta. In entrambi i casi, nessuno ha preso parte a due consultazioni consecutivamente, ciò dimostra che una certa alternanza viene portata avanti anche col criterio della nomina.
Certo, la nostra analisi non può tener conto di eventuali vincoli di parentela, amicizia o altro, quindi, pur essendoci un’indiscutibile variazione dei nominati, il sistema, proprio perché molto discrezionale, non assicura affatto che venga evitato un certo clientelismo nelle scelte.
Per Antonio Giangrande, presidente dell'”Associazione contro tutte le mafie”, «è come se l’ufficio di collocamento fosse gestito dai partiti politici, e ogni partito potesse fare assumere un certo numero di lavoratori, in base alla percentuale di voti ottenuti. Sarebbe ovviamente uno scandalo: ma è proprio questo che avviene con le attuali modalità di nomina. La differenza risiede solo nella durata dell’occupazione, ma la sostanza dell’ingiustizia è la stessa».
Più eclatante il dato emerso nel confronto tra i nominativi dei presidenti di seggio nell’arco dello stesso periodo, con 10 presidenti su 17 risultati “ripetenti”, la maggior parte dei quali con una media di 4-5 incarichi negli ultimi 5 anni, e 3 di questi che addirittura fanno l’en plein, avendo svolto l’incarico di presidente in tutte e 6 le ultime consultazioni elettorali.
In questo caso, però, la scelta spetta al presidente della Corte d’Appello competente per territorio, e in più vi è una circolare del 2009 del Ministero dell’Interno che, per limitare il verificarsi di problemi in un ruolo comunque delicato, di fatto invita a favorire chi, in passato, ha già svolto bene l’incarico, senza commettere errori o irregolarità.
Che molti presidenti siano riconfermati ad ogni elezione accade più o meno dappertutto, tuttavia «anche la nomina dei presidenti di seggio presuppone amicizie, conoscenze e segnalazioni», riportavano i senatori Ganeri, Veltri e Lombardi Satriani nel disegno di legge da loro presentato il 12 dicembre 1996, e questo, unito al fatto che «ai suddetti presidenti sono aggregati i soliti segretari (molte volte loro parenti)», spiega come mai, sopratutto nei piccoli comuni, vengano percepiti come “sempre gli stessi”.
Tutto ciò, anche se consentito dalla legge, rimane comunque un’ingiustizia nei confronti di chi troverebbe sollievo in quelle poche decine di euro e per orgoglio, dignità o anche solo mancanza di punti di riferimento, non si rivolge a chi potrebbe garantirgli «siffatte piccole soddisfazioni che, a volte, gli consentono almeno di vivere per qualche giorno con una manciata di denaro in tasca».

 

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