Una filiera transnazionale, che è seconda solo al traffico di droga e che genera un guadagno cinque volte superiore rispetto all’investimento iniziale. Questa la portata della contraffazione, che oggi sfrutta la velocità degli scambi commerciali e che nel 2012 a Napoli ha portato al sequestro di 11mila cd e dvd falsi e di 18mila profumi e oggetti di cosmetica. Sono alcuni dei dati emersi nel corso di un convegno che nel capoluogo campano. Un mercato che segue le regole della globalizzazione, tanto che la produzione viene sempre più delocalizzata a Singapore, Taiwan, Hong Kong e nelle altre zone della Cina, ma anche nell’Europa dell’Est.

A Napoli resiste però il “quadrilatero d’oro” nel vesuviano. «Un’area – spiega il colonnello Nicola Altieri, comandante del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli – nei comuni di Terzigno, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano e Volla con molte aziende che operano in nero e che hanno un indotto fortissimo, con decine e decine di clandestini che contribuiscono a un profitto secondo solo allo spaccio della droga». Il mercato è alimentato dalla forte domanda di merce falsa.

«I consumatori sono allo stesso tempo vittime e carnefici – sottolinea Loredana Gulino, responsabile della direzione generale Lotta alla contraffazione del Mise – continuano ad acquistare dalle bancarelle perché non lo considerano un reato, invece è di forte allarme sociale». Un’indagine realizzata nel 2012 a Napoli dimostra che alla base c’è anche il desiderio mostrare un prodotto griffato avendo speso poco. A livello nazionale la contraffazione “fattura” 6,9 miliardi di euro e il processo di emersione dal nero favorirebbe la creazione di 110mila posti di lavoro.

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