Un noto scienziato, sostenitore della simbiosi uomo-macchina, viene ferito durante una conferenza. La moglie e il suo migliore amico decidono di salvarlo copiando la sua mente su un sistema informatico. Alla morte dell’uomo la sua mente sopravviverà, totalmente irriconoscibile, entrando in Rete e cercando di creare un mondo dove regni la sola tecnologia.

Esordio alla regia un po’ in penombra (passateci la battuta) per Wally Pfister e il suo Transcendence. Il nome forse non vi dirà niente, ma Pfister è stato, fin da Memento, il fidatissimo direttore della fotografia di Christopher Nolan, qui anche tra i produttori della pellicola. Ma, nonostante i soldi investiti e un cast stellare, Transcendence è un film che non riesce a decollare in pieno. Colpa, innanzitutto, della sceneggiatura, a opera di un altro debuttante, Jack Plagen e che sicuramente prende a modello un documentario che ha quasi lo stesso nome del film di Pfister, Transcendent Man, del 2009, diretto da Barry Ptolemy e dedicato alla figura dello scienziato Ray Kurzweil, noto soprattutto per le sue teorie che intrecciano tecnologia, morte e biologia.

La sceneggiatura di Plagen, purtroppo, diventa uno dei motivi principali del vuoto in cui stagna il film (che manca, tra l’altro, completamente di ritmo, dovuto a un montaggio non eccezionale di David Rosenbloom), con cadute di stile fin troppo prevedibili, sequenze costruite in maniera macchinosa e che, a tratti, sfiorano il ridicolo. Il soggetto, però, ci piace sottolinearlo, incanala ottime ed interessanti riflessioni. Transcendence, infatti, ci spinge a pensare a quali potrebbero essere i rischi di una tecnologia che prende il possesso delle nostre vite, che le invade, che si sostituisce alle persone, arrivando perfino a rubarne l’anima, i pensieri, i sentimenti, le forze. Non ne avevamo parlato forse in Disconnect o nel recente e bellissimo Her, dove un programma di simulazione con una voce femminile, faceva innamorare (e si innamorava?) di un essere umano? Qui la situazione si amplifica, si distorce, prende di mira addirittura la religione, la coscienza di sé, l’ateismo. Il protagonista arriva addirittura, grazie alla rete web e al suo modo di “trascendere” (un poò sui  generis ammettiamolo), ad essere in ogni parte delle nostre vite. Arriva, dunque, ad “essere in cielo, in terra e in ogni luogo”, sostituendosi a Dio. Dov’è il confine tra lecito e illecito se parliamo di macchine? L’anima (o qualunque cosa regali la vita) può arrivare ad essere sostituita da codici matematici? Non ne verrà fuori una lezione di filosofia o di teologia, state tranquilli amici lettori, ma le diramazioni che si possono innescare riflettendo sulla pellicola di Pfister sono tante. L’incipit, infatti, è davvero molto ben costruito e vengono presentati i rischi, ma anche gli eventuali vantaggi, che comporta convivere con la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale giorno dopo giorno. Ma, come si accennava, il film perde colpi minuto dopo minuto. Non riescono a tenere a galla la barca nemmeno attori di prim’ordine, a iniziare da un soporifero e troppo melenso Johnny Depp nel ruolo del protagonista, che sembrano invischiati in ruoli senza nessun risvolto psicologico, dalle caratteristiche fin troppo prevedibili. E così, nel lungo esodo verso la fine (ben 119 minuti), restano in ombra nomi come Rebecca Hall, Paul Bettany, Cillian Murphy, Kate Mara e Morgan Freeman. Pfister poi lascia fare il “suo” lavoro, quello di direttore della fotografia, a Jess Hall, che, anche se riesce a regalare qualche momento costruito bene e con qualche nota positiva, per il resto del film lascia tutto in un’atmosfera troppo televisiva.

Transcendence, nonostante le falle in cui naviga, rimane un film che oltre ai mille richiami cinematografici (serie tv e classici della fantascienza, da 2001: Odissea nello Spazio fino al più recente Avatar) e letterari (basti pensare a 1984 di Orwell), ci lascia riflettere sulla potente ramificazione, influenza, dipendenza e assuefazione della tecnologia nelle nostre vite. Ci accorgiamo che esiste proprio nel momento in cui ci viene tolta. Immaginare un mondo senza di essa sarebbe impossibile. Il film di Pfister riesce a innescare queste riflessioni, ma nulla di più. Transcendence resta un prodotto adatto ai fan del genere fantascientifico, ma che senza nessun sobbalzo si candida ad essere uno degli esordi alla regia meno convincenti degli ultimi anni e una pellicola che, forse, farà la sua fortuna nell’ home video. L’anima, anche quella di un film, è ben altra cosa.

Potrete vedere Trascendence in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CAPRI

Paradiso

-CASORIA

Uci Cinemas

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

-TRECASE

Drive In

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

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