Home Rubriche L'inquadratura perfetta Premio Carpine d’Argento, un altro eccezionale successo a Palma Campania

Premio Carpine d’Argento, un altro eccezionale successo a Palma Campania

Un teatro comunale stracolmo, ha accolto, mercoledì sera, la proiezione di 8 dei 12 corti finalisti del Concorso Internazionale di Cortometraggi Carpine d’Argento, promosso dal comune di Visciano e che ha visto il sostegno della Pro Loco Castello di Palma e molte altre associazioni. Palma Campania eletta “giuria popolare” bissa il successo dell’anno scorso, quando le proiezioni furono distribuite in due serate, entrambe (serata 1serata 2) documentate da questa rubrica.

Quest’anno, però, un solo appuntamento: più cortometraggi, ma con la stessa formula. Oltre al corto premiato dalla giuria tecnica, infatti, ci sarà il corto premiato dalla cosiddetta “giuria popolare”, che oltre a dare il voto al miglior lavoro, dovrà assegnare anche un premio al miglior attore/attrice esordiente. Senza contare che quest’anno anche le scuole del territorio diranno la loro, premiando il miglior corto scolastico. Ma passiamo ai lavori visti al Teatro Comunale, ognuno più interessante dell’altro. L’ordine in cui ne parleremo è quello con cui sono stati proiettati in sala. Si parte con Dreaming Apecar, di Dario Samuele Leone, incentrato sull’incontro/scontro tra un anziano rumeno che vive in Italia e la sua badante, sempre italiana. Questo ribaltamento di ruoli creerà non poche situazioni interessanti, non solo di divertimento, ma soprattutto di crescita. Un corto con una costruzione narrativa molto ben studiata e attori davvero molto in forma. Non è da meno però il secondo lavoro proiettato, I see monsters, di Federico Alotto.

La bellezza di questo corto sta nel suo usare prettamente le immagini, senza un briciolo di dialogo, per catapultarci in una situazione horror che sembra richiamare le pellicole “forti” gli anni ’70 della provincia americana (ricordate Non aprite quella porta?), ma che in realtà vuole essere punto decisivo per riflettere sull’incomunicabilità (e non solo). Non dimentichiamo, infatti, che tutti i corti partecipanti, sono selezionati in base alla loro tematica, che deve avere comunque una forte impronta legata alle problematiche sociali. Il lavoro di Alotto ne affronta molte, con una regia, direzione della fotografia e suono eccellenti e un cast competitivo. Molto più diretto a problemi quotidiani è Ira funesta, di Gianluca Vitti: un uomo prova a sbarcare il lunario portando avanti l’ottica di famiglia, ma presto finisce in mano a un tremendo strozzino. Ancora una volta un ribaltamento di ruoli, la vittima (piccola ed esile) diventa “cacciatore” nei confronti del cattivo (alto e muscoloso). Ribaltamento messo benissimo in scena dal regista e da una sceneggiatura scritta in maniera ottima, molto serrata, con alcuni punti che omaggiano il Tarantino de Le iene. Soffuse, ma sempre “ribaltanti”, le atmosfere che si respirano nel lavoro di Marco Bolla, La visita, che ha nel cast una guest star: la sempre bellissima e bravissima Erika Blanc nel ruolo di una madre che, in un istituto di cura, si reca dal figlio, immobilizzato su una sedia a rotelle. I ricordi, le ambizioni, le fantasie, scorreranno attraverso gli occhi di una madre eccezionale, in tutti i sensi.

Regia perfetta di Bolla, fotografia impeccabile e attori in gran forma. Un dramma familiare enorme, narrato quasi per generi, in due occhi color cielo. Un altro dramma (d’amore e social) viene affrontato nel bel lavoro di Alessandro Grande, Margerita: un giovane rom, si innamora della proprietaria di un appartamento da svaligiare. Lui riuscirà a entrare in sua assenza e la scoprirà una violinista eccezionale. Ancora una guest star graditissima e in forma: Moni Ovadia e una colonna sonora che colpisce al cuore. Musica che intriga anche il corto successivo, dal piglio più scanzonato, ma non per questo meno serio: Pre Carità (ottimo il gioco di parole del titolo) di Flavio Costa. Un modo “particolare” di narrare la crisi del lavoro, con l’invenzione della prima “scuola per mendicanti”. Il regista, con un cast in forma e fotografia attenta a ogni particolare, ci guida in un mondo (non tanto) surreale e molto co contemporaneo, che ricorda molto Wes Anderson e la comicità delle nuove serie tv sul web. Il più corto tra i lavori presentati è Io sono Michele, di Francesco Maglioccola. Un modo crudo, diretto e “ruvido” di narrare la crisi che ci sta soffocando giorno dopo giorno, con un padre che non ha nemmeno il coraggio di tornare a casa dai figli, perché non sa come sfamarli. Il bianco e nero di Maglioccola convince, stravolge i nostri sensi di colpa, fa riflettere: bravi gli attori (tutti) e interessante il finale (apertissimo). Ultimo corto proiettato è La paura più grande, di Nicola De Vico, con un’altra “grande” presenza, il noto attore Alessandro Haber.

Il suo volto, la sua bravura,  danno vita a un personaggio complesso e frustato, inghiottito nel “mare magnum” dell’informazione di cronaca e la paura, continua, di essere assalito da qualche (mostruoso) extracomunitario. Haber è da 10 e lode, la regia serratissima e ritmo incalzante. Altissimo (così come nel 2013) dunque il livello dei corti proiettai quest’anno, che hanno affrontato non solo con originalità il tema del concorso, ma hanno aperto anche spiragli narrativi e metaforici molto interessanti. Stavolta la giuria popolare, davvero numerosissima e affiatata, non ha avuto scelta facile. Se volete sapere come è andata, il 6, 7 e 8 giugno prossimo, Visciano premierà i suoi bellissimi corti e anche stavolta Palma Campania avrà il suo importantissimo ruolo, quello di premiare il lavoro che ha vinto la sfida più difficile: convincere il pubblico.

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