Longola, via al parco archeo-naturalistico: ecco tutti i dettagli del progetto


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È stato ufficialmente presentato il progetto di realizzazione e valorizzazione del parco archeologico naturalistico di Longola a Poggiomarino. La premessa d’obbligo, per chi voglia ben capire lo spirito del progetto, è che non vi saranno nuovi scavi, e chi ricorda i reperti a cielo aperto con i legni delle palafitte e le anse del fiume in bella vista farà bene a mettersi l’anima in pace perché, almeno per il momento, non essendo disponibili metodi di conservazione idonei a preservarli, portare altri legni a contatto con gli agenti atmosferici significherebbe soltanto condannarli al progressivo deperimento fino all’inevitabile scomparsa, come di fatto è già accaduto con quanto venuto alla luce 14 anni fa.



Il progetto, redatto da un team di professionisti rappresentato nella conferenza stampa di lunedì dall’ingegnere Raffaele Iervolino e dall’architetto Giovanni Falanga, tiene conto di questa problematica, e si sviluppa in un’area di circa 30mila metri quadri attorno a quella, egualmente estesa, che invece resterà di competenza esclusiva della soprintendenza (in rosso nella foto), e prevede l’ingresso dall’area ovest del sito. Procedendo lungo il percorso in senso antiorario sarà possibile incontrare, nell’ordine: un’area di accoglienza-parcheggio di circa 6mila metri quadri, una struttura per spettacoli all’aperto con relativo pratone, punti di ristoro e servizi, una vasca per la fitodepurazione, aree giochi, orti, laboratori, serre e spazi per le attività didattiche all’aperto, un padiglione per birdwatching ed un’aula multimediale.

Particolarmente interessante, nell’area est del sito, la ricostruzione di un vero e proprio enorme ecosistema lacustre, con ampi spazi dedicati alla fedele riproduzione delle capanne preistoriche e del sistema di isolotti e paludi così come dovevano essere all’epoca dei sarrasti. Spiega l’ingegnere Iervolino: «Non avendo la possibilità di scavare, lavoreremo su cassoni di pietra sui quali monteremo le strutture, che saranno tutte interamente in legno ed ecocompatibili, nonché rimovibili all’occorrenza. Una volta riqualificata, sarà un’area meravigliosa da fruire per la cittadinanza».
Nel progetto manca un polo museale o comunque un’infrastruttura che possa ospitare i numerosissimi reperti rinvenuti in loco: migliaia di oggetti in ceramica, fibule di varie fogge, collane in ambra, osso, corno lavorato, pasta vitrea, pietre dure, amuleti e attrezzi da lavoro in bronzo e ferro, oltre alle famose piroghe, tutti attualmente custoditi o esposti altrove dalla soprintendenza.

La soluzione al problema potrebbe venire dai quattro cassoni ereditati dai lavori per il depuratore: si tratta di strutture in cemento armato alte circa 8 metri, con una superficie calpestabile pari a circa 1.500 metri quadri ciascuno. La soprintendenza attualmente ha in uso solo il secondo dal basso come laboratorio e deposito. Il primo dal basso, il più vicino al percorso pedonale previsto dal progetto, manca di pavimentazione e soffitto ma, secondo gli addetti ai lavori, sarebbe facilmente completabile ed adattabile alle esigenze del sito. «Se la soprintendenza cedesse anche solo uno dei cassoni in gestione al Comune», continua Iervolino, «all’interno avremmo abbastanza spazio per un museo, per la realizzazione di un plastico in scala reale fruibile dai visitatori, aree espositive e quant’altro».

Il parco archeo-naturalistico, ambizioso progetto di archeologia sperimentale che prevede la possibilità da parte del visitatore di essere non solo spettatore ma parte attiva del sito, sarà consegnato alla cittadinanza entro dicembre 2015, così come previsto dal decreto di ammissione al finanziamento europeo.

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