Era il 1995 quando fu istituito il Parco Nazionale del complesso vulcanico Somma-Vesuvio, interessando una vasta area di 8.482 ettari, 13 Comuni, un’area riserva di biosfera dell’Unesco e una riserva forestale nazionale. Il Parco nasceva al fine di conservare, tra l’altro, le specie animali e vegetali, i loro habitat, gli equilibri idraulici e idrogeologici, gli equilibri ecologici. Le sponde del vulcano hanno accolto i frutti di un’intesa attività vulcanica esplosiva che 400.000 anni fa ha forgiato strato su strato il Vesuvio arricchendolo di minerali permettendo a queste terre, aiutate anche dalla vicinanza del mare a favorirne la fertilità: albicocche, pesche, gelsi, i famosi pomodorini e le pregiate uve alcuni dei prodotti unici che questa terra ci regala. Anche se le terre hanno in parte lasciato spazio all’urbanizzazione, sulle stesse pendici resiste un’oasi naturale all’interno del Parco Nazionale del complesso Somma-Vesuvio nel quale poter apprezzare completamente l’unicità del nostro vulcano, facendosi rapire da un’esperienza unica. Un’esperienza letteralmente “made in Vesuvio”, o meglio, “made on Vesuvio”.

L’Ente Parco ha infatti realizzato nel corso del triennio 2001-2003, “La Sentieristica del Parco nazionale del Vesuvio”, in linea con le finalità di realizzare un’integrazione tra uomo e ambiente naturale, di promozione dell’attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica. Si tratta di una rete di 9 sentieri per una lunghezza complessiva di 54 chilometri di camminamento: percorsi che variano per tema, grado di difficoltà e tempo di percorrenza. E tra questi percorsi ci si abbandona. Come non innamorarsi dello spettacolo delle ginestre in fiore sulle sue pareti in primavera in cui Leopardi si perse? Come non farsi rapire dal trionfo di colori e di odori dati dalla combinazione dello zolfo, del ferro, dell’olivina e di altri minerali con oltre 900 specie vegetali diverse, e da più di 200 specie animali? Come non farsi rapire dalle note del cinguettio di oltre cento specie di uccelli che passano al di sopra del parco, o dalle coloratissime farfalle diurne e notturne che frequentano in gran numero le fioriture della flora mediterranea vesuviana? Come non restare stupiti dalle bellissime formazioni vulcaniche come i tunnel lavici e le lave a corda che sembrano intarsiate da chissà quale artista, alle quali il lichene Stereocaulon vesuvianum da luccicanti riflessi argentati? Come non farsi impressionare appena ci si affaccia all’interno del cratere: una voragine di circa 500 metri di diametro e profonda 300 metri, con le fumarole a fare da orpello? Come non restare incantati alla vista magica del panorama sul golfo più bello del mondo? E il tutto pensando che sotto i propri piedi scorre il magma di uno dei vulcani più pericolosi ancora in attività, cosa che non mancherà di farci interrogare sulla precarietà della nostra esistenza e della nostra impotenza davanti alla Madre Natura.

Il Parco Nazionale del Vesuvio rappresenta un’anomalia nel panorama dei Parchi naturali europei, un’ardua scommessa dell’ambientalismo mondiale tesa a recuperare la selvaticità e il fascino del Vesuvio e del Monte Somma, tentando di strapparli all’incredibile degrado cui erano pervenuti e restituendoli al godimento delle attuali e future generazioni, a cui appartengono. Tuttavia se da una parte la rete dei sentieri continua a resistere come Oasi felice, come un vanto per l’Italia intera dalla quale spedire “fiere” cartoline a tutto il mondo, non può non denunciarsi che il resto del Parco continua a subire l’incuranza di una classe dirigente così disattenta al valore storico-culturale e potenzialmente economico del Vesuvio che è arrivata a consentire anche la realizzazione delle note discariche al di sopra dello stesso territorio. Ma chissà che Madre Natura un giorno non voglia reagire alle violenze perpetrate dai suoi figli.

sentieri vesuviani