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Il (disgustoso) pugno allo stomaco di Mr. Cronenberg: ecco Maps to the Stars

Un’attrice hollywoodiana cerca il ruolo della vita nel personaggio che fu della madre, anch’essa attrice. La sua vita si intreccia con una misteriosa ragazza che ha ustioni su quasi tutto il corpo, sorella di un giovanissimo attore, star dei teen movie, e figlia di un eccentrico psicoterapeuta. In realtà la ragazza e la sua famiglia nascondono un terribile segreto.

Difficile dire come e quanti intrecci metaforici e narrativi si sviluppano dalla visione del nuovo capolavoro cinematografico di David Cronenberg, Maps to the Stars, uscito nelle sale in contemporanea con la sua partecipazione al Festival di Cannes di quest’anno. Difficile scriverne, valutarne ogni singolo richiamo, omaggio, riflessione se non a distanza di ulteriori e successive visioni. La sensazione però che ci invade (mai termine fu più azzeccato), è quella che accompagna la visione di tutti i film del regista canadese: una profonda e disturbante angoscia.

Il vocabolario Treccani alla voce “angoscia” specifica: “Stato di ansia e di sofferenza intensa che affligge l’animo per una situazione reale o immaginaria, accompagnato spesso da disturbi fisici e psichici di varia natura” e ancora “stato di turbamento metafisico che deriva all’uomo dalla riflessione sulla propria esistenza nel mondo”. Moto interiore e disgustoso (nel senso di “impressionante”) che entra nelle viscere (ancora una delle componenti visuali fondamentali del cinema di Cronenberg), come se ogni sequenza, ogni inquadratura, così come poi accade proprio nel finale, volesse darci un forte calcio nello stomaco, violento e di difficile (di)gestione. Già perché dietro alla “mappa” di Cronenberg, non ci sono solo (in effetti) piccole stelle cinematografiche, ma gigantesche galassie narrative e metaforiche. Si sentono echi di due pellicole dell’anno scorso: The Bling Ring, per l’esposizione nuda dei “corpi” delle star. Ma mentre quelli della Coppola erano rinchiusi in gabbie di armadi, firme e discoteche buie, qui le star non possono nascondersi, sono ovunque, ancora più disgustose, inglobate nella luce degli spazi aperti della vicenda. Allo stesso modo, con riferimento non solo al mondo delle star ma anche a quello della componente “corporale”, l’altra pellicola che ci torna in mente è Dietro i candelabri, dove i corpi sono osservati nella loro sessualità profonda, ma nascosti, ancora una volta, nel buio delle stanze delle ville hollywoodiane e non nelle camere enormi (e assolate) di Cronenberg.

E se il primo pensiero è quello dell’amara e crudissima critica al mondo patinato hollywoodiano, si ci rende ben presto conto che la riflessione (una delle tante che potremmo avanzare) è, ancora una volta, come in quasi tutto il cinema del regista canadese, incentrata sul tema del “doppio”. Non solo come “ruolo”, ma come “concetto”. Bello/brutto, chiaro/scuro, buono/cattivo, bianco/nero, giusto/sbagliato, reale/virtuale. Su quest’ultima coppia si pensi a come in realtà i protagonisti sembra stiano recitando non solo la loro vita, ma un copione cinematografico, quello scritto dalla giovane protagonista (e se fossero tutti frutto di una sua visione? Ed è tanto lontano l’omaggio al pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore?). Ognuno dei personaggi creati dalla sceneggiatura perfetta di Bruce Wagner, infatti, è come se andasse in giro con uno specchio dove ammirarsi/disgustarsi di continuo. Specchiate sono le finestre delle case dei protagonisti, vetri circondano le vite (in apparenza) senza segreti della vita dei VIP. Una sceneggiatura che non lascia spazio al non detto e allo stesso tempo lo nasconde di continuo, una sceneggiatura febbrile, (ancora) angosciante, terribilmente disturbante. Così come vogliono apparire ai nostri occhi gli attori, due su tutti le bravissime Julianne Moore (Cannes le ha assegnato il Prix d’interprétation féminine) e Mia Wasikowska, che, insieme a Robert Pattinson, John Cusack ed Evan Bird, compongono un cast eccellente, dando vita a personaggi che difficilmente potremmo dimenticare una volta usciti dalla sala.

L’angoscia cronenberghiana si materializza grazie al lavoro eccellente di una squadra perfetta di fidati collaboratori:  Howard Shore alla colonna sonora (di una struggente narratività), Peter Suschitzky alla fotografia (insieme alle musiche diventa componente perfetta nel narrare le dualità narrative) e Ronald Sanders al montaggio. Maps to the Stars diventa così la “mappa” del Cronenberg-pensiero, summa della sua cinematografia e stile registico, che trova in A Dangerous Method il suo perfetto contraltare metaforico, per il gioco (continuo) dei doppi. Hollywood brucia, ma è un fuoco che non brucia i corpi, ma solo le loro (disgustose) essenze. Maps to the Stars, insieme a Her, è il film dell’anno.

 

Potrete vedere Maps to the Stars in queste sale:

-NAPOLI

Metropolitan

Modernissimo

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASORIA

Uci Cinemas

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

-PONTECAGNANO

Duel Village

-MARCIANISE

Big Maxicinema

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