Vesuvio, ultimatum Ue: «Vogliamo il Piano entro un mese, va garantita la sicurezza»


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Entro un mese, cioè entro il 12 maggio prossimo, l’Italia dovrà presentare alla Corte europea dei diritti dell’uomo la documentazione necessaria a dimostrare che sta garantendo la sicurezza dei cittadini che vivono nella cosiddetta “zona rossa” attorno al Vesuvio, quella in cui secondo la protezione civile italiana gli abitanti corrono i maggiori rischi in caso di eruzione del vulcano. La scadenza è indicata nel documento con cui la Corte di Strasburgo ha comunicato ufficialmente al governo italiano, al fine di potersi adeguatamente difendere, il ricorso presentato il 28 gennaio 2013 da dodici cittadini italiani, tutti residenti all’interno della zona rossa.



Un ricorso cui la Corte ha già deciso di accordare, il 28 novembre scorso, la priorità, come chiesto dall’avvocato dei ricorrenti Nicolò Paoletti. La Corte chiede al governo italiano di fornire le prove che dimostrino che sono state prese tutte «le misure legislative e amministrative necessarie a proteggere il diritto alla vita dei ricorrenti nel caso in cui il Vesuvio dovesse eruttare e che allo stesso tempo ha fornito agli abitanti sia informazioni sui rischi che corrono nell’abitare nella zona rossa sia quelle riguardanti ciò che devono e non devono fare in caso che il vulcano erutti».

Guidati da Rodolfo Viviani e rappresentati da Paoletti, il gruppo di cittadini che ha presentato ricorso a Strasburgo sostiene che l’Italia dovrebbe mettere a punto, nel minor tempo possibile, un piano d’emergenza che indichi nel dettaglio innanzitutto le vie di evacuazione. Le autorità dovrebbero inoltre predisporre rifugi, condurre controlli antisismici di tutte le strutture pubbliche, organizzare esercitazioni annuali e informare con regolarità i cittadini per garantire al massimo la loro incolumità.

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