Abolita la “caccia ai cani” negli Scavi di Pompei, si opta per la cura dei quattrozampe con l’adozione degli animali come “cani di quartiere”. È la decisione che ha assunto il Commissario prefettizio al Comune di Pompei, Aldo Aldi, in risposta alla richiesta del ministro di beni culturali e turismo, Dario Franceschini di «risolvere il problema dei randagi negli Scavi di Pompei». Il commissario Aldi ha disposto che i veterinari della Asl provvedano a censire, visitare, sterilizzare e microchippare i cani che vivono nel sito.

Una volta accertato che gli animali non siano pericolosi per i turisti e veicoli di malattie, saranno adottati dal comune e diventeranno “cani di quartiere”. In tal modo viene applicata la legge della Regione Campania numero 16 del 24 novembre 2001 in materia di “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo in materia di randagismo”’. «Premesso che amo gli animali, in particolare i cani, tanto da averne avuti 10 – spiega Aldi – ho, tuttavia, la responsabilità di tutelare i turisti che visitano l’area archeologica da eventuali randagi aggressivi e che possono essere veicoli di gravi malattie infettive. Pertanto ho il dovere di applicare tutti i provvedimenti previsti dalla legge in materia di randagismo».

Il provvedimento è tuttavia temporaneo, spiega lo stesso Aldi che, dopo le elezioni comunali del 25 maggio, lascerà il Comune di Pompei. «Considerando che il mio mandato terminerà tra poco più di un mese – aggiunge – per adesso applicherò questo tipo di piano antirandagismo. L’Amministrazione che verrà deciderà quali provvedimenti alternativi applicare».

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