In un futuro indefinito, la popolazione mondiale è divisa in 5 fazioni, ognuna con delle precise qualità: Pacifici (amicizia), Candidi (sincerità), Eruditi (sapienza), Intrepidi (coraggio) e Abneganti (generosità). A questi appartiene, fin dalla nascita, Beatrice, che decide, però, di passare nelle fila degli Intrepidi, che difendono la città. Sarà l’inizio di un percorso fatto di sofferenze e scoperte: Beatrice è, infatti, divergente, ha in sé tutte le qualità di tutte e cinque le classi. L’incontro (e l’innamoramento) con il suo istruttore, Quattro, le cambierà totalmente la vita.

Difficile racchiudere un libro di 480 pagine in due ore di film. Difficile poi, creare un prodotto che abbia la capacità di mostrare tutte le complesse sfumature psicologiche che solo una narrazione dettagliata come quella di un libro può avere. A volte, come abbiamo visto la settimana scorsa con Non buttiamoci giù, l’operazione regala ottimi risultati. Ma stavolta, nonostante le ore siano più di due (146 minuti), la missione di portare sullo schermo Divergent, bestseller della statunitense Veronica Roth, non è andata pienamente in porto. La regia è affidata a Neil Burger, che aveva realizzato prodotti ben più coraggiosi come The Illusionist o il recente Limitless e che stavolta, però, sembra doversi frenare e portare a casa il compitino da TV movie, seguendo alla lettera una sceneggiatura, scritta dal duo Evan Daugherty (dietro a Biancaneve e il cacciatore e Killing Season) e Vanessa Taylor (alla produzione e scrittura di serie di successo come Alias e Il trono di spade), non riuscitissima, poco convincente, senza un briciolo di ritmo e con una prevedibilità che sfiora il ridicolo. Il sentore di prodotto (quasi) televisivo, nonostante la produzione di 84 milioni di dollari, è dietro non a quelle (insistenti) inquadrature fatte di primissimi piani, che puntano molto non solo sui dialoghi (a volte un po’ confusi e soporiferi), ma sull’interpretazione degli attori. Ma nemmeno loro, ammettiamolo, aiutano a tirare avanti la barca.

Nel ruolo della protagonista c’è l’affascinante e (forse) promettente Shailene Woodley, pupilla di George Clooney, ma che non dà il massimo, per un personaggio che avrebbe meritato molta più  indagine e risvolti psicologici. Nel ruolo di Quattro, istruttore e poi compagno di Beatrice, c’è il muscoloso e monoespressivo Theo James, che non fa altro che mettere in mostra fisico e pochissime doti attoriali, per un altro personaggio davvero complesso, con un passato oscuro e che avrebbe potuto regalare emozioni ben maggiori. Anonimi tutti i comprimari, tranne, forse, per la sempre bellissima Kate Winslet, in un ruolo “da cattiva” e che, nonostante le poche scene, è una spanna sopra gli altri. Il problema, come accennato, è quello di relegare personalità molto complesse e con delle ferite non poco profonde e una trama di difficile (di)spiegamento, a poche inquadrature, preferendo far parlare l’azione. Purtroppo nemmeno da questo punto di vista il film riesce a regalare un ritmo adeguato, con scene che sembrano troppo fini a se stesse, orchestrate male, troppo televisive e portando lo spettatore a guardare l’orologio più volte, nella speranza che il prevedibilissimo lieto fine arrivi presto. Interessante, invece, la colonna sonora, con brani che mischiano elettronica, dance e pop curati da Junki XL (dietro al remix di successo di A Little Less Conversation). Divergent resta comunque un prodotto godibilissimo, forse un po’ lungo, ma che a tratti appassiona e convince e che ha tra i suoi punti di forza alcune scelte stilistiche dei costumi e delle scenografie, insieme all’originale visione del mondo suddiviso in classi sì, ma per qualità umane e dove si sentono echi fortissimi di Hunger Games (sia nella trama che nella fisicità della protagonista) e della saga di Twilight (la battaglia e l’amore tra “diversi”). Un film che lancia un messaggio fin troppo preciso: nel bene o nel male, in qualunque situazione, bisogna sempre fidarsi delle proprie qualità, delle proprie decisioni. Essere speciali dipende solo da noi e nella convizione e negli sforzi che attuiamo per renderlo realizzabile. La metafora sulla politica globale regge poco, ma affascina e speriamo non resti solo un pretesto per i prossimi film. Già perché la trilogia (cartacea) è già uscita tutta in America, (dopo Divergent ci sono Insurgent e Allegiant) e gli altri due film dedicati al resto dei volumi sono già in preparazione. Speriamo, però, in un risultato migliore.

P.S.: divertente poter fare, direttamente dal sito della pellicola, il test della propria “attitudine” per decidere a quale delle cinque fazioni potremmo appartenere: http://divergentthemovie.com/aptitudetest

Potrete vedere Divergent in queste sale:

-NAPOLI

Delle Palme Multisala

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

Plaza Multisala

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASALNUOVO

Magic Vision

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

-FORO D’ISCHIA

Delle Vittorie

-TRECASE

Drive In

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

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