Messaggio pasquale “duro” e misericordioso, quello lanciato per Pasqua dal vescovo di Nola, Beniamino Depalma. Un appello vero e proprio per mettere fine alle tragedie provocate dalla crisi che nell’ultimo periodo hanno segnato duramente il Vesuviano ed il Nolano con numerosi gesti estremi balzati all’onore delle cronache anche nazionali: «Carissimi amici – dice il vescovo – la crisi, quella del lavoro, dell’impresa, della politica e dei valori, proprio adesso sta causando i danni più drammatici: in tanti, in troppi hanno iniziato a svalutare il dono della vita. In tanti, in troppi si chiedono: “Ha senso vivere se ho perso la mia posizione economica. Ha senso vivere se la mia famiglia ha difficoltà ad andare avanti? Ha senso vivere se i miei progetti sono falliti?”. In tanti, in troppi, hanno deciso di farla finita, a volte distruggendo in un momento di disperata irrazionalità anche giovanissime vite, lasciando dietro di sé una scia terribile di dolore, dubbi, rimorsi e sensi di colpa».

«Nel giorno della Resurrezione del Signore, desidero perciò rivolgere quattro appelli: a chi adesso, proprio adesso, ha paura di non farcela perché ha dovuto chiudere la propria attività o ha perso la propria occupazione, o ha smesso di cercarne una; non isolatevi, non allontanatevi dalle persone che vi vogliono bene, non sentitevi rifiutati dalla società; leggete dentro il vostro cuore, ritrovate nei vostri più profondi sentimenti il senso autentico del vivere, che è tutto nelle carezze e negli sguardi colmi di affetto e premura delle persone che ci amano. Non rinunciate all’amore che vi circonda nemmeno se siete nella più acuta difficoltà, vi imploro di non farlo; ai familiari degli imprenditori, dei lavoratori e dei giovani che negli ultimi mesi si sono tolti la vita perché sopraffatti dalla crisi; lasciatevi aiutare ad uscire dal guscio della paura e della disperazione, lasciatevi asciugare le lacrime, riprendete a vivere e lottare per non recare altro dolore ai vostri cari, trasformate il vostro giusto e legittimo dolore, la vostra rabbia, in un sano desiderio di giustizia e verità; la vostra profondissima ferita, così simile alle ferite del Signore Gesù, può diventare una via di salvezza per tanti intorno a voi; ai politici, agli imprenditori e ai sindacalisti, perché smettano di guardare al piccolo interesse particolare, e si facciano veramente carico della sofferenza della nostra terra, mettendo in campo progetti concreti per l’occupazione e reti efficaci di formazione, assistenza e solidarietà; ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici impegnati della Chiesa di Nola».

«Noi non abbiamo una missione più importante – conclude il vescovo – che fasciare le ferite e offrire segni concreti di speranza e di futuro, accompagnandoli con una preghiera costante e sentita. In questi giorni che ci preparano alla Pasqua, non lasciamoci trascinare da una ritualità fine a se stessa, e come comunità impegniamoci in gesti concreti di sostegno alle famiglie che barcollano pericolosamente tra la vita e la morte. Per questa terra e questa gente che ho imparato ad amare giorno dopo giorno, non ho augurio pasquale migliore di questo: “Non permettere più, Signore, che viviamo felici da soli”.

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