L’Italicum, la riforma elettorale voluta da Renzi e Berlusconi, è ancora un cantiere aperto. Lavori in corso che tuttavia sembrano andare spediti verso l’approvazione caldeggiata dai partiti più forti. Intanto, in questi giorni tiene banco la bozza dei collegi per eleggere deputati e senatori: polemiche, in tal senso, sono piovute un po’ ovunque poiché votano insieme territori geograficamente distanti, mentre comuni confinanti si troveranno con schede diverse.

È il caso anche del Vesuviano, diviso addirittura in quattro collegi quando uno o al massimo due sarebbero stati oltremodo sufficienti. La stranezza dell’Italicum alle falde del vulcano è la condivisione di mezzo Vesuviano con l’Irpinia. L’enorme collegio 101, infatti, vedrà San Giuseppe Vesuviano, San Gennaro Vesuviano, Ottaviano, Palma Campania, Terzigno, Striano e Carbonara di Nola insieme ad Avellino ed oltre 50 piccoli e medi comuni dell’Irpinia.

Più esotica, invece, la sorte di Poggiomarino, Pompei, Boscoreale e Boscotrecase che andranno alle urne con Capri, Anacapri e la penisola sorrentina. Nola è la cenerentola insieme all’hinterland Nord di Napoli ed il Casertano: una sorta di “Terra dei Fuochi” elettorale. Pomigliano D’Arco, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Pollena Trocchia e Trecase, infine, si “spartiranno” i seggi con altri territori della fascia vesuviana e nolana.

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