Restano pochissimi dubbi – anche se si attende il risultato dell’esame del Dna – sull’identità del cadavere trovato ieri dai carabinieri a Palma Campania. Si tratterebbe, secondo molteplici indizi, dei resti dell’imprenditore edile Antonio Ferrara, 42 anni, di Palma Campania, scomparso nel dicembre 2012. Il corpo, ormai ridotto a uno scheletro, era sepolto in un terreno, ma non in profondità. L’imprenditore fu visto per l’ultima volta il 9 dicembre 2012 a San Gennaro Vesuviano, dove aveva incontrato un socio e amico, per discutere di affari. Di Ferrara, sposato e padre di tre bambini, si erano perse le tracce fino a ieri, quando i carabinieri della compagnia di Nola, al comando del capitano Michele Capurso, hanno ritrovato lo scheletro di un uomo, sul quale sono stati rinvenuti effetti personali dell’imprenditore, riconosciuti dai familiari.

Lo scheletro è stato trasportato all’Istituto di medicina legale di Napoli. L’esame del Dna stabilirà con certezza assoluta se si tratta o meno dell’imprenditore scomparso. Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli, non escludono, al momento, alcuna ipotesi. Un esame più approfondito delle ossa, dovrebbe consentire di accertare le cause della morte, e stabilire se l’uomo sia stato ucciso con armi da fuoco. La sera del 9 dicembre 2012 Antonio Ferrara era rimasto coinvolto in un incidente d’auto insieme al socio con il quale aveva appuntamento. La vettura di quest’ultimo era finita in una buca, e l’imprenditore si era allontanato per poter tornare a casa in tempo per assistere alla partita Inter-Napoli.

L’auto di Ferrara, però, fu ritrovata non lontana dallo studio del socio, a meno di un chilometro di distanza dal luogo dove ieri è stato trovato lo scheletro. La famiglia di Ferrara, fin dal primo momento aveva escluso un allontanamento volontario da casa, così come eventuali relazioni extraconiugali, ed aveva negato di essere a conoscenza di minacce o richieste di pizzo subite nell’ambito lavorativo. Il legale dei Ferrara, poco dopo la scomparsa, aveva anche riferito agli inquirenti di un cantiere edile aperto ad Antigano, in provincia di Livorno, dove l’imprenditore aveva anche ottenuto un prestito agevolato di 500 mila euro per l’esecuzione dei lavori.

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