Capitan Harlock: il mito rivive (in 3D) solo a metà


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La flotta del leggendario Capitan Harlock combatte da sempre contro le forze della corrotta Gaia Sanction, che ha proclamato la Terra, dopo la guerra del Come Home, pianeta invalicabile, da custodire nella sua esterna bellezza: nessuno può, infatti, mettervi piede. A bordo dell’Arcadia, imbattibile nave da guerra di Harlock, si infiltra anche Yama, fratello del capo delle forze armate Ezra, col compito di uccidere il capitano. Ben presto il giovane si accorge che le cose non stanno come gli avevano inculcato e decide di schierarsi dalla parte di Harlock.



Intanto l’odio tra fratelli (prima un incidente e poi l’amore verso la stessa donna) spinge a battaglie epocali nel cuore dello spazio, fino alla terribile scoperta: la Terra in realtà è morta da tempo proprio per colpa di Harlock, che decide però di redimersi sciogliendo i “nodi temporali” e portando tutto a quando su Gaia regnava la pace e il rispetto tra gli esseri umani.

Tratto dal noto manga a firma di Leiji Matsumoto, approda (e passateci il gioco di parole) nelle nostre sale, Capitan Harlock, pellicola osannata da James Cameron come “una delle esperienze visive più belle degli ultimi anni”. E, dobbiamo ammetterlo, il regista di Avatar ha perfettamente ragione. Il film, girato completamente in digitale e motion capture, regala (soprattutto se visto in 3D) ai nostri occhi, immagini, frame, sequenze e inquadrature, visivamente, davvero uniche e suggestive. Ma allo spettatore basta stupirsi? La domanda sorge spontanea quando, lentamente, mentre si dispiega la trama, la pellicola comincia, inesorabilmente (proprio come in un momento del film succede alla nave del capitano) a sgretolarsi. La sceneggiatura, a tratti non solo troppo didascalica e/o oscura, scritta da Harutoshi Fukui e Kiyoto Takeuchi (il primo dietro a lavori migliori come la “serie” Mobile Suit Gundam Unicorn), non riesce a fare completa chiarezza su una struttura narrativa che cerca di far combaciare troppi pezzi in uno stesso puzzle. E, se lo spettatore “nuovo” e poco avvezzo al mondo delle anime/manga, si trova in seria difficoltà, forse non è contentissimo nemmeno il fan, attratto dal film del proprio beniamino, ma che si ritrova personaggi completamente inventati e alcuni completamente rivisitati, rispetto all’anime di riferimento, quella targata 1978 (il manga è però del 1976), che tutti, almeno una volta, abbiamo intravisto (in TV o sul web). Forse, infatti, i rimandi a vari eventi/episodi della saga di Capitan Harlock, che si dispiega in innumerevoli serie animate e manga alternativi, sono troppi, inseriti in un film, che, nonostante la lunghezza, non riesce a contenerli tutti. Nonostante ciò la pellicola, diretta da Shinji Aramaki, (che l’anno scorso ha diretto Starship Troopers: l’Invasione, sempre tutto in digitale e dal quale, soprattutto per le sequenze nello spazio, si autocita) ha dalla sua non solo degli effetti visivi eccelsi (e qui si può aprire un confronto con uno dei capostipiti di questo tipo di pellicole, Final Fantasy) e un reparto artistico da applausi (si veda il lavoro straordinario su costumi, armi e location), ma anche una colonna sonora, curata da Tetsuya Takahashi, che mischiando momenti lirici a brani di pura elettronica, riesce a diventare un protagonista aggiunto del film. Una pellicola, Capitan Harlock, che omaggia (chiarissimi i riferimenti non solo a tutta la tradizione di anime, ma anche a film come Star Wars o Matrix) e scherza con i generi (si passa dalla classica fantascienza, al western, alla commedia, alla satira), ma forse, come accennato, calca la mano in lunghezza, intrecci e sceneggiatura forzati. Un film, però, quello di Aramaki, che riesce a diramare percorsi metaforici molteplici e sempre composti da interessanti opposti: cinema analogico vs cinema digitale (vedi il discorso sull’illusione), Male vs Bene (Harlock che alterna questi ruoli, come un po’ tutti i protagonisti), Scelta vs Destino, Inquinamento vs Rispetto per la Terra/Natura, il tutto condito non solo da molto umorismo e action, ma soprattutto da molti percorsi filosofici e politici (come i continui riferimenti alla dittatura o al mondo del mito): tutti temi, attenzione, che sono alla base di buona parte dell’animazione orientale.

Quello che dispiace infine, è la relega di Harlock a quasi un personaggio “secondario”, (davvero lo si vede non tantissimo) rispetto alle performance di Yama o delle suggestive battaglie spaziali e che, forse con qualche giusto accorgimento e maggiore attenzione nella sceneggiatura, sarebbe potuto restare l’eroe romantico di un tempo e non un pirata dal cuore oscuro.

Potrete vedere Capitan Harlock, in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

-NOLA

The Space Cinema Vulcano Buono

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

-PONTECAGNANO

Duel Village

capitanharlockimmagine

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