Bare bianche e lacrime, l’addio a Gianni e Mario vittime della Statale 268: «I politici si muovano»

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Lacrime e dolore oggi ai funerali di Giovanni Tortora e Mario Boccia, i due ragazzi di San Giuseppe Vesuviano deceduti nell’incidente stradale verificatosi la notte del 4 gennaio scorso lungo la stradale 268 del Vesuvio e nel quale hanno perso la vita anche Jan Kowalski Krzysztof, di 25 anni, e la madre Dorate Kowalska, di 45 anni, originari della Polonia e residenti a Boscoreale. Le esequie si sono svolte in due momenti diversi.

Stamattina l’ultimo saluto a Giovanni Tortora: sulla bara, confetti e palloncini bianchi, come bianca era la maglia indossata dagli amici sulla quale era riportata una frase di una canzone di Eros Ramozzotti. Toccante la lettera letta da un’amica. Nel pomeriggio il funerale di Mario Boccia, sul cui feretro sono state sistemate alcune sciarpe del Napoli di cui il 23enne era tifoso. Dall’altare il saluto dello zio, avvocato, che ha ricordato come «quest’anno Mario si sarebbe laureato e sarebbe diventato praticante nel mio studio». Nell’intervento forte il richiamo alla “strada maledetta’” con l’auspicio che i politici «facciano qualcosa».

All’esterno della chiesa, all’uscita della bara, è stata fatta ascoltare la canzone di Vasco Rossi “Il mondo che vorrei’”. Restano, intanto, stazionarie e sempre gravi – da quanto si apprende dai carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, guidati dal capitano Michele De Riggi, che indagano sull’incidente – le condizioni dell’unica ferita nel terribile impatto avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsi: Maria Rosaria Nachiero, 23 anni, resta in prognosi riservata nell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore.

268 fuenerali

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