Lo Hobbit capitolo secondo: la desolazione del prevedibile

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Lo hobbit Bilbo Baggins è nella squadra del nano Thorin Scudodiquercia e dello stregone Gandalf il Grigio, per liberare l’antica fortezza dei nani, Erebor, dal drago Smaug. Dovranno passare per il regno degli Elfi, scontrarsi con orchi feroci e chiedere l’aiuto di un traghettatore, Bard, dal passato di avi gloriosi. Dopo una lunga marcia e svariati incontri, la compagnia giunge alla fortezza, ma il drago si risveglia, gridando vendetta. Intanto il Male, alias Sauron, da qualche parte, sta radunando i suoi più terribili alleati, catturando Gandalf. Una sanguinosa guerra è alle porte.

L’anno scorso, sempre a dicembre, i fan della saga de Il Signore degli Anelli, si catapultarono nelle sale per assistere al primo capitolo di una nuova trilogia, Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato (se ne legge qui), tratto dal volume Lo Hobbit: Andata e ritorno, di J.R.R. Tolkien. Quest’anno, attesissima pellicola (quasi) natalizia, sbarca nei cinema La desolazione di Smaug, secondo capitolo della nuova impresa del regista Peter Jackson. Peccato però, che qualcosa (o ce lo aspettavamo?) non sia filato per il verso giusto: chi ha visto il primo film della nuova saga, sapeva benissimo di andare incontro a una (altra) pellicola di “passaggio”; già perché se ci pensate, stessa sorte toccò a Le due torri, secondo episodio della cosiddetta “trilogia dell’anello”; anche questa volta il regista decide di creare una sorte di ponte (narrativo, metaforico, visivo) che sfocerà (non tanto presto tra l’altro) nell’ultimo episodio della nuova trilogia, Racconto di un ritorno, atteso nelle sale per dicembre 2014. Sembra davvero riduttivo e forse “cinico”, ma Jackson ci sta davvero dimostrando come si facciano più volte (e con gli stessi attori e personaggi) lo stesso film. E se nel primo episodio di questa lunghissima nuova triade di film il regista aveva cercato, sempre con la stessa squadra di fedelissimi della trilogia dell’anello (fotografia illuminatissima e computerizzata di Andrew Lesnie e colonna sonora stavolta poco graffiante di Howard Shore), di innescare un nuovo percorso visivo e prettamente tecnico sul 3D, questo secondo episodio ci fa fare davvero non uno, ma due grossi passi indietro: al di là della bellezza del visivo, infatti, la narrazione si appiattisce, si sgretola e nonostante manchi ancora un film, già si possono fare fin troppe previsioni su “chi farà cosa”. Colpa di una sceneggiatura (curata, come sempre, oltre che dal regista, da Fran Walsh e Philippa Boyens), che fa stagnare il ritmo e non regala nulla agli eventi già accaduti (anzi li modifica, aggiungendo protagonisti che nel libro non esistono, come Tauriel [Evangeline Lilly], elfo donna che si innamora di un nano o lo stesso Legolas [Orlando Bloom], aggiunto nel film per creare un collegamento con la prima trilogia) e poco importa se nella squadra di writers, così come nel primo film, ci fosse il nome del visionario (forse più di Jackson) Guillermo del Toro, che doveva dirigere i tre film e che ne aveva scritto (e disegnata) buona parte, ma che dovette allontanarsi dal progetto per via di beghe con la produzione.

Certo è che Jackson di problemi non ne avrà, perché oltre a dirigere una copia della copia dei suoi primi film, accontenta fan della saga e non, con un film impostato soprattutto sull’amore verso l’amicizia (qui a tratti addirittura enfatizzato) e la Natura, ma innescando all’interno sottotrame d’amore, odio e vendetta che, forse per foga di voler raccontare tanto (il film dura ben 160 minuti e usa, oltre che il romanzo originale, anche altri testi di Tolkien), lo fanno diventare un calderone ingestibile, dove è vero, ci si stupisce ancora per un apparato visivo sopra le righe (ma con un 3D davvero poco significativo), ma ci si annoia tra inseguimenti già visti e frecce (le uniche) di elfi che svolazzano per i boschi come i protagonisti di Matrix. Attori fin troppo nella parte, che forse ormai non hanno più nulla da dire sui propri personaggi (vecchi) o non riescono a dare nulla in più che della caricatura (nuovi), ma interpretati comunque con bravura, come Gandalf, impersonato dall’onnipresente Ian McKellen e doppiato da un bravo Gigi Proietti o il drago Smaug, meraviglia (ma non tanto) della Computer Graphic, doppiato in originale da Benedict Cumberbatch (visto di recente ne Il quinto potere nei panni di Julian Assange) e lasciato, nella versione italiana, alla bella voce di Luca Ward. Buona la prova anche di Martin Freeman (Bilbo), Richard Armitage (Thorin) o Stephen Fry (Governatore di Pontelagolungo e doppiato da Massimo Lopez). Un drago non fa un film intero, caro Jackson. Speriamo in un “ritorno”, quello dell’anno prossimo, che sappia davvero regalarci qualche emozione in più.

Cari lettori, dopo un 2013 ricco di recensioni (iniziammo con il Lincoln di Spielberg) L’Inquadratura Perfetta vi fa i migliori auguri di un felice anno nuovo, perché si sa, forse l’inizio, in un film, è più importante del finale stesso. Tanti auguri cinematografici e seguiteci sulla pagina Facebook de Il Fatto Vesuviano (https://it-it.facebook.com/il.fattovesuviano) oppure sulle pagine ufficiali della nostra rubrica (https://www.facebook.com/pages/Linquadratura-perfetta/238631696290976https://www.facebook.com/inquadratura.perfetta) con i nostri hashtag ufficiali: #ilfv #inquadraturaperfetta.

Potrete vedere Lo Hobbit: la desolazione di Smaug, in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

Plaza Multisala

-NOLA

Mulsisala Savoia

The Space Cinema Vulcano Buono

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-TORRE ANNUNZIATA

Politeama

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

-SALERNO

The Space Cinema Salerno

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