Ieri, la cerimonia di intitolazione della scuola elementare a Luigi D’avino. I ricordi del nipote


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La commovente manifestazione di intitolazione, svoltasi ieri, tra musica, balli e ricordi, si è conclusa con la cerimonia di scopertura della targa per mano del nipote dell’ Ispettore D’Avino, che si chiama esattamente come il nonno, Luigi.



Quest’ultimo ha aperto le porte della sua casa che dista poco da quella in cui abitava l’ispettore e in un’atmosfera mista di commozione ed orgoglio ha raccontato tutte le emozioni più belle ed affettuose che ricorda di aver vissuto col nonno.

Luigi D’Avino è marito e padre devoto, proprio come lo era il suo antenato che viene descritto dal nipote come un “Santo uomo”, buono ed attento ai bisogni di tutti che mai dimenticava la gente del suo paese. Ogni sera, infatti, fermo sul marciapiede difronte alla sua casa, attendeva i contadini di ritorno dalle campagne per domandar loro come fosse andata la giornata. Era sensibile e disponibile anche nel lavoro. Il nipote Luigi rammenta di un’insegnante che fu licenziata perché ritenuta poco meritevole e l’ispettore con il suo buon cuore la fece riassumere e le impartì lezioni per mesi. La donna, una volta alla settimana, si recava a casa del professore ed insieme preparavano ciò che i giorni seguenti la maestra avrebbe dovuto insegnare ai suoi alunni. Alla fine dell’anno scolastico, gli studenti della fortunata insegnante, risultarono i più bravi del corso.

La sua è stata una didattica innovativa, preferiva toccare con mano ciò che insegnava e pertanto con i suoi ragazzi, spesso da lui appellati affettuosamente “Passariè”, si recava alla foce del fiume Sarno per far comprendere la struttura dei fiumi o per le strade per far capire realmente e concretamente ciò che stavano studiando.

«Mio nonno ha insegnato i punti cardinali a tutti i figli – dice Luigi – ed insieme ogni sera, noi due, facevamo lunghe passeggiate fermandoci di tanto in tanto ad osservare le stelle. Mi bloccava e mi mostrava l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore e la Stella Polare».

Tuttora, dopo più di quarantotto anni dalla sua morte, il nipote prova rammarico per la perdita di nonno Luigi e quando si ferma a ricordare, toccandosi la spalla con la mano, ancora gli pare di sentire il peso della bara che anche lui ha aiutato a trasportare in Chiesa. La grande passione che l’ispettore ha manifestato nello svolgimento degli studi e del suo lavoro, è attestata dai duri sacrifici che ha fatto. Ai primi tempi, per mancanza di mezzi, era costretto ad andare a Napoli a piedi partendo alle cinque del mattino e tornando la sera allo stesso modo per poi mettersi a studiare la notte, illuminato dal lume a petrolio. I genitori, d’altronde, erano semplici e umili contadini che coltivavano un fondo adiacente al cortile cosiddetto “Cocozzoni”, nella frazione Sommese. Anche dopo il matrimonio, la vita non è stata sempre semplice avendo vissuto a pieno gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Quando l’amata moglie Teresina preoccupata per il futuro gli chiedeva soluzioni per sbarcare il lunario, lui, in modo pacato e sempre pacifico, rispondeva: «La provvidenza ci penserà».

A lui che è l’antesignano degli studi empirici; a lui che ha rinunciato alla festa di pensionamento affinché si istituisse una borsa di studio per alunni meritevoli e bisognosi; a lui che h lasciato bei ricordi ed importanti insegnamenti nella vita di tanti, è stato giusto intitolare la scuola elementare e dell’infanzia di San Gennaro Vesuviano in modo da renderlo immortale nei cuori di tutti.

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