Dal polo tessile di San Giuseppe Vesuviano ai negozi nella periferia Est di Napoli e sulla ex Circumvallazione esterna, che collega il capoluogo campano al litorale domizio. Fino ad arrivare ai recenti primi tentativi di espansione nelle zone dello shopping napoletano. La presenza di imprese cinesi in Campania ha subito un boom senza precedenti negli ultimi dieci anni: oggi se ne contano oltre 3mila, facendo della Campania la regione con la maggiore presenza di lanterne rosse nel Sud Italia. I primi insediamenti risalgono agli anni Novanta a San Giuseppe Vesuviano, polo tessile secondo in Italia solo a Prato e, per questo, tra le mete preferite dall’immigrazione cinese, e nei comuni limitrofi Ottaviano e Terzigno. Secondo i dati Infocamere, l’aumento dell’imprenditoria cinese in Campania nell’ultimo anno è dell’8,5%, dal 2008 al 2012 la variazione è del +34,6%. Una crescita esponenziale per una comunità che già nel 2003 poteva permettersi di tentare l’entrata nel mondo del calcio, quando l’imprenditore Zichai Song rilevò la Palmese, squadra di Palma Campania allora militante in serie C2.

A dieci anni di distanza da quel tentativo fallito, l’imprenditoria cinese si è nel frattempo espansa dalla zona di San Giuseppe Vesuviano raggiungendo la periferia di Napoli e la zona della Duchesca. È recentissimo l’approdo al Vomero, quartiere collinare della città e noto per l’alta presenza di esercizi commerciali, tra le principali zone dello shopping partenopeo: da circa un mese sono apparsi i primi due negozi con le caratteristiche lanterne rosse all’esterno e che, con orari di apertura decisamente più ampi rispetto agli esercizi locali, promettono di cambiare i consolidati ritmi del quartiere. Sul ritorno economico per le comunità locali, chi ha sperimentato una presenza cinese pluridecennale resta scettico.

Il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, spiega infatti all’agenzia Adnkronos: «Inizialmente i nostri concittadini imprenditori pensavano che l’ingresso dei cinesi avrebbe portato un vantaggio economico per tutti. Le cose, però, sono andate diversamente e non solo in termini di concorrenza ma anche su un tema caro alla Campania: quello dei rifiuti. Le aziende tessili producono una grande quantità di rifiuti, scarti che creano un danno ambientale al nostro territorio. L’ultimo caso risale a un mese fa, quando è stato sequestrato un capannone di circa 300 metri quadrati dove sono stati rinvenuti residui delle stoffe lavorate e tagliate dagli operai cinesi. Un fenomeno che stiamo contrastando con carabinieri e polizia attraverso un’azione di repressione e verifiche continue anche sulle aziende censite regolarmente».

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