Vita da giostrai, la storia di Michele e Sonia


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In via Ottaviano, nell’unico spazio lasciato libero dai muri di cemento, un’oasi felice si erige per allietare i più piccoli. In un’area ripulita ormai da un paio di anni da sterpaglia e rifiuti, l’Amministrazione Comunale dà la possibilità ai giostrai di affittare il suolo e rendere felici i bambini.



Michele e Sonia sono marito e moglie, genitori di due figli e giostrai. Il mestiere lo hanno appreso dal padre di Sonia già figlio di giostrai e lo hanno fatto proprio specializzandosi in giostre per l’infanzia. Michele e Sonia girano la zona vesuviana spingendosi raramente oltre i confini napoletani; hanno preferito non girovagare con roulotte e figli. Non sono nomadi, è il loro lavoro ad essere nomade; di sera tornano a San Giuseppe, nelle quattro mura della loro abitazione con tanto di fondamenta. Quelle palline e quegli elastici sono il loro mestiere, cioè quello che dà loro da vivere.

Le giornate della “”gente dell’attrazione viaggiante” iniziano il mattino che trascorre lucidando e riparando le proprie giostre per poi aprire al pubblico nel pomeriggio e concludersi in serata sperando in un bilancio positivo.

Michele e Sonia, che sono a San Gennaro Vesuviano da circa quindici giorni e che contano di smontare alla fine di Novembre, nel periodo invernale, chiudono le “baracche” e le lasciano parcheggiate in garage dove provvedono a ripristini e accorgimenti nell’attesa che torni il sereno. Purtroppo, quindi, si tratta di un lavoro stagionale che dà poche certezze e necessita di passione.

Il periodo di crisi è particolarmente difficile anche per questo settore. «Si sente, ci sono meno soldi per tutti», dice Michele. I genitori spesso sono costretti a trascinare via in lacrime i propri figli che chiedono ancora un giro sugli elastici o tra le palline del “play ground”. «Ma io capisco che i soldi sono pochi e che dopo un paio di ticket i genitori non possono più accontentare i propri bambini», prosegue Michele.

Quando parla del suo mestiere, che definisce un lavoro come gli altri, nei suoi occhi si scorge l’orgoglio di mostrarsi fiero, ma anche il rimpianto dei “tempi che furono” e il desiderio di un ritorno al passato in cui i bambini piuttosto che un tablet accessoriato di applicazioni varie e giochi virtuali preferivano scorrazzare una intera giornata tra le giostre di un parco divertimenti in compagnia dei genitori.

Questo mestiere è a metà tra la magia e la maledizione divina. Ai giostrai si attribuisce la definizione sognante di “viaggiatori della luna”, ma anche il triste destino di chi è sempre in fuga come Caino.

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