Una vita intera, dalla prima infanzia fino all’età adulta, di un uomo qualunque, attraverso la Storia (politica, sportiva, sociale) e le storie (umane) della nostra Italia degli ultimi quarant’anni.

Stavolta oltre ad essere fortunato ci ha messo anche (un po’ più di) bravura. Stiamo parlando di Giovanni Veronesi e dell’ultimo suo film, L’ultima ruota del carro, presentato, fuori concorso, all’edizione di quest’anno del Festival Internazionale del Cinema di Roma. Fortunato soprattutto, perché la sua storia è quella, in realtà, di Ernesto Fioretti, uomo qualunque italiano, che decide, un bel giorno, di raccontarsi al regista, condannandosi: “Se te racconto come ho vissuto, ce fai un film”. Detto fatto, Veronesi, come ha egli stesso accennato, ha fatto soltanto da “sarto”, cucendo (quasi tutti) gli eventi che l’uomo gli ha narrato. Fortuna (ancora) vuole che la scelta per interpretare il ruolo principale cada su Elio Germano (anche lui, forse, considerato, da troppi registi come l’ultima ruota del carro?), straordinario ancora una volta, che lascia una interpretazione davvero formidabile, che forse risente molto de il precedente La nostra vita, ma che lascia segni di umiltà e profondità unici. A fargli da contraltare (nel ruolo di sua moglie) c’è la bella e convincente Alessandra Mastronardi, anche lei in ottima forma, e un cast di comprimari che non convince al cento per cento, ma fa da ottimo collante per il resto della vicenda. Già, perché la vita attorno al protagonista Ernesto, che da titolare di una ditta di traslochi ha fatto altre decine di lavori, tra cui la comparsa cinematografica (ed è vero: è in Gallo Cedrone, del 2008), cambia in continuazione, così come le persone che lo circondano, come un enorme puzzle di cui il protagonista è sempre il pezzo sbagliato, come quella ruota (l’ultima) che si tiene di scorta. Veronesi stavolta è bravo, convince (risuonano sensazioni di Che ne sarà di noi) e, grazie anche al buon lavoro fatto alla sceneggiatura, non solo scritta da lui e da Ernesto, ma anche da Filippo Bologna e Ugo Chiti (al lavoro in Gomorra), dirige con tono molto più asciutto del solito, sfiorando (ebbene sì) il cinema sperimentale e rasentando alcuni tra i migliori film che, in questi ultimi anni, hanno raccontato i cambiamenti che l’Italia ha subito nel corso degli ultimi cinquant’anni. Infatti, oltre alla vita di Ernesto, protagonista assoluta è la nostra Nazione, raccontata all’inizio con eventi che sfiorano prettamente il protagonista (vedi il ritrovamento di Moro), poi narrati attraverso lo strumento che diventò l’occhio degli italiani sulla società: la televisione. La mira di Veronesi è puntata, però, alla politica italiana, cercando di trarne giudizi e fila attraverso la visione di Ernesto, mettendola, addirittura, in quadro più volte, con la bella e significativissima inquadratura (quasi) finale in cui Ernesto abbraccia la moglie: lui maglia verde, lei pigiama bianco e vestaglia rossa. Si abbracciano, mettono insieme i “nostri” colori, ridono e piangono allo stesso tempo, rappresentanti di una nazione non solo confusa, ma anche incapace di essere o troppo contenta o troppo triste. Un’Italia versatile e volatile, che trova nella politica la sua faccia più egoistica: non a caso a darle rappresentazione è l’amico di sempre di Ernesto, interpretato da Ricky Memphis (bravo anche lui, nei sui confini da attore prettamente “romano”), l’amico che non passava mai il pallone nelle partite di calcio, l’amico che cambia sempre partner, l’amico che crede nei soldi facili, senza fatica. È lui il perno tra Ernesto e la politica: prima col PSI (e lo scandalo Craxi) e poi con Forza Italia (dove c’è una bella satira su Berlusconi e le donne presenti nel suo partito). Un film con e soprattutto “di” Elio Germano, che, come già accennato, regala una performance unica e convincente, facendo scomparire anche le incursioni da “farsa” di alcuni camei, come quello di Sergio Rubini, o esaltandone altri come quello di Alessandro Haber, nei panni (riuscitissimi) di un’artista pop e dedito alle perle (contemporanee) di saggezza. L’ultima ruota del carro è, comunque, una amarissima commedia tragica su come i sopravvissuti agli eventi del nostro Paese, riescano ancora a sopravvivere, restando in quel limbo, sconosciuto a moltissimi, chiamato onestà. Davvero un ottimo lavoro, da vedere e sentire, soprattutto col cuore di chi, la speranza, l’ha appena persa (o riconquistata). E le note della voce di Elisa (che ha curato parte della colonna sonora) abbracciano il protagonista tra la spazzatura: il cerchio (da ultima ruota del carro) si chiude, la felicità esiste anche per chi, la vita, cerca semplicemente di viverla.

Potrete vedere L’ultima ruota del carro in queste sale:

NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

Plaza Multisala

NOLA

Multisala Savoia

The Space Cinema Vulcano Buono

AFRAGOLA

Happy Maxicinema

CASALNUOVO

Magic Vision

CASORIA

Uci Cinemas

CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

TORRE ANNUNZIATA

Politeama

TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

SALERNO

Apollo

The Space Cinema Salerno

lultimaruotadelcarroimmagine