Killer della camorra uccisero meccanico per sbaglio: in 3 alla sbarra

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Quattro omicidi, tra cui una vittima innocente: un meccanico incensurato di Pollena Trocchia, Vincenzo Liguori, padre di Mary, giornalista de “Il Mattino”. Adesso mandanti ed esecutori materiali dell’agguato si trovano dietro le sbarre e rischiano di finire sotto processo. Il pm ha chiuso le indagini ed è stata fissata l’udienza preliminare per il 19 novembre. Alla base dei quattro delitti ci sarebbe l’alleanza tra i Mazzarella della zona orientale di Napoli, cui sono legati i due killer, e Vincenzo Troia, ras emergente della cittadina vesuviana che voleva scalzare gli Abate.

I tre indagati, tutti sottoposti a fermo della Dda, sono cognati tra loro. La svolta nelle indagini è giunta, inaspettatamente, il 30 novembre scorso con il pentimento di Giovanni Gallo: un piccolo pregiudicato sangiorgese che ha chiesto di parlare con il pm e ha confessato di aver partecipato come “specchiettista” all’agguato contro Luigi Formicola, legato agli Abate detti i “Cavallari”. Vincenzo Liguori però, si era trovato nel fuoco di camorra e uno degli 11 proiettili esplosi lo ferì mortalmente. Era la sera del 13 gennaio 2011.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, che hanno stretto le manette intorno ai polsi di Vincenzo Troia, 33 anni, reggente del gruppo omonimo di San Giorgio a Cremano, e dei suoi cognati: Andrea e Giuseppe Attanasio “’o nano”, 27 e 31 anni, detti i “Mezzo chilo”, ritenuti vicini al potente clan Mazzarella che dalla periferia orientale di Napoli estende la sua influenza anche sulla provincia vesuviana.

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