Il polverone era scoppiato qualche giorno fa e vedeva coinvolto il consigliere regionale, Paola Raia, candidata a sindaco durante le ultime Amministrative di Somma Vesuviana e tuttora leader dell’opposizione. Il marito, Ciro Brandi, infatti, per qualche tempo è stato “comandato” proprio presso l’assemblea della Campania con il Gruppo che fa capo al consigliere, Angelo Marino. Tuttavia, dopo il presunto scandalo, il dipendente pubblico ha chiesto di lasciare la sede del Centro direzionale per fare ritorno presso Metronapoli: una proposta immediatamente accettata e che ha messo la parola fine alla querelle che rischiava di dipingere l’attività politica della moglie di tinte fosche.

E subito dopo l’addio di Brandi al Consiglio, l’ufficio di presidenza di Paolo Romano, ha approvato una delibera che, rispetto alla norma nazionale, restringe ulteriormente il divieto di attivare contratti di lavoro a vario titolo presso i Gruppi consiliari a parenti ed affini dei consiglieri regionali entro il terzo grado. Una sorta di legge “anti-Parentopoli” per evitare altre situazioni simili a quella appena risolta e che, malgrado la cassa di risonanza mediatica, porta alla fine a pochi benefit per i dipendenti.

«In questo modo – si legge in una nota – è stata ripristinata e confermata la disciplina più restrittiva già precedentemente assunta e poi modificata ai fini dell’adeguamento alla norma nazionale. Tale dispositivo riguarderà i comandi, i distacchi, gli incarichi, le consulenze, le collaborazioni presso tutti i Gruppi consiliari, in modo “da evitare tout court ogni possibilità che un parente o un affine entro il terzo grado di un consigliere regionale possa lavorare, avvantaggiandosi della parentela, a qualunque titolo presso l’istituzione consiliare».

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