Rissa in campo, 17enne di Striano colpito alla testa rischia di morire: salvato dal mister

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Una megarissa in campo e per poco un ragazzino di appena 17 anni non ci rimane secco. È successo ad Avellino, lunedì, nella sfida tra i verdi irpini e la Lupa Roma Castelli Romani valevole per il campionato Beretti. Le immagini del parapiglia sono finite un po’ dappertutto, sui siti web ed anche su qualche televisione locale. Quello che però non si sa è proprio la storia del giovane calciatore che ha seriamente rischiato di morire per una partita di pallone di un campionato tra adolescenti.

Il ragazzo rimasto ferito è Federico Cappelli, 17enne di Striano e cresciuto calcisticamente in territorio poggiomarinese attraverso il Football Club Cangianello ed allenato dal mister Raffaele Boccia, che ha visto e fatto crescere ognuno dei talenti calcistici che la cittadina ai piedi del Vesuvio offre oggi dalla categoria di Promozione fino anche alla serie B. E tra i più bravi della generazione c’è proprio Federico, approdato infatti all’Avellino che intende puntare su di lui per il futuro.

Insomma, Cappelli è rimasto coinvolto nella megarissa e ad un certo punto ha ricevuto un pesante colpo dietro la nuca da parte di uno dei pari età della compagine romana. Il 17enne è caduto faccia a terra e dopo di cui è stato anche preso a calci. Due “botte” fortissime al capo che hanno scatenato una convulsione nel giovane, terminata poi con il ragazzo che ha praticamente ingoiato la lunga fino a togliergli il respiro. A quel punto, il mister dell’Avellino, Carmine Giuliani – fino a quel momento impegnato a sedare gli animi – si è tuffato proprio su Federico, gli ha preso il capo e con due dita gli ha tirato fuori la lingua dalla gola mentre il giovane a terra continuava ad agitarsi in preda alle convulsioni.

La zuffa, naturalmente, si è fermata davanti al rischio di morte che ha colpito il giovane strianese. È arrivata un’ambulanza che ha caricato il ragazzo per portarlo all’ospedale irpino. Per fortuna Federico si è ripreso quasi immediatamente, ma è chiaro che se nessuno si fosse accorto del malore provocato da pugni e calci, il giovane centrocampista sarebbe morto soffocato.

Una storia che viene anche ripresa dal sito ufficiale delle giovanili dell’Avellino su cui c’è anche un commento del calciatore: «È come addormentarsi e improvvisamente ritrovarsi in un posto che non è casa tua, un posto dove se ci sei arrivato è per qualche brutto motivo. Ho ascoltato i racconti e la paura che c’era nella voce di chi me lo raccontava», ha spiegato Cappelli, che ha tra l’altro ha anche sottolineato che non intende fermarsi e che vuole continuare a giocarsi le sue carte nel mondo del pallone.

«Sono un ragazzo piuttosto testardo, se voglio una cosa la ottengo a tutti i costi – ha ancora riferito sul sito dei “lupi biancoverdi” – Io voglio diventare qualcuno, realizzare il sogno della mia vita, lotterò per essere finalmente orgoglioso della persona che un giorno sarò, io ci credo. Adesso potevo non essere qui a raccontarlo, ma questo sarà soltanto uno spunto che mi darà maggiore forza per andare avanti. Non avrei mai pensato di rischiare la vita sul campo di gioco, durante una partita, durante il mio sogno, perché per me il calcio non è un hobby, per me è passione e speranza».

rissa

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