Rischio di ritorsioni camorristiche, Sabato Battaglia è in isolamento nel carcere di Viterbo

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È stato messo in isolamento nel carcere di Mammagiallo di Viterbo, il 22enne Sabato Louis Francesco Battaglia, figlio del killer di camorra morto suicida, Martino Galasso. Gli inquirenti, infatti, temono che in cella possano esserci rappresaglie legate alla condizione di collaboratore di giustizia del padre, che appunto venne trasferito sotto falso nome a Viterbo quando decise di pentirsi. Inoltre, anche lo zio, Pasquale Galasso, numero uno del clan di camorra di Poggiomarino, è un collaboratore di giustizia.

Secondo quanto riportano le cronache di “malavita”, infatti, Martino decise di pentirsi proprio quando gli fu ordinato di ammazzare il fratello. Storie di cosche vesuviane che si intrecciano, quindi, con l’omicidio di cui il giovane si è macchiato la settimana scorsa, quando ha ammazzato a calci e pugni un 43enne ubriaco che stava importunando la sua fidanzata, mentre la coppietta girava nel centro della cittadina laziale. E proprio la storia della famiglia Galasso, che due decenni fa era impiantata in mezza Italia, ha consigliato agli inquirenti di provvedere a difendere in carcere il giovane Battaglia.

Le celle italiane, infatti, sono tuttora piene di camorristi, affiliati, manovalanza dei clan di un ventennio fa. Persone che ancora oggi potrebbero subire l’influenza dei vecchi “cartelli criminali” e che dunque rischierebbero di potere rispondere ad ordini precisi. La condizione di collaborati di giustizia, sia del papà Martino che dello zio Pasquale, ha infatti negli anni scoperchiato numerosi delitti e trame camorristiche facendo finire nei penitenziari decine di malviventi. Dunque, troppo pericoloso, secondo i giudici locali, che il 22enne resti a contatto con gli altri reclusi.

Intanto, la vicenda dell’omicidio di Federico Venzi e dell’arresto di Sabato Battaglia continua ad avere una forte eco a Viterbo ed in tutta l’area laziale. Un caso di cui si continua a parlare tra la gente, perché considerato efferato e perché venuto da un figlio di un camorrista residente in zona e di cui, naturalmente e come prevede il programma di protezione per i pentiti, nessuno conosceva la vera identità. Ma gli amici viterbesi del giovane continuano a restato accanto a Sabato, ed al grido di “Non è reato difendere la propria ragazza”, hanno avviato una colletta per cominciare sin da subito a pagare le spese legali al giovane di Poggiomarino.

Lo slogan, tra l’altro, è diventato anche un hastag particolarmente condiviso sui social network più frequentati, dove la comitiva del giovane sta facendo girare il messaggio ed anche la raccolta di fondi avviata per l’amico. Al momento l’accusa per il figlio di Martino Galasso resta quella di omicidio volontario, ma il legale del giovane ha già annunciata che lavorerà perché sia derubricata in omicidio preterintenzionale, poiché secondo la difesa Battaglia non aveva intenzione di uccidere. Venzi, invece, è morto probabilmente anche perché soccorso troppo tardi, soltanto quando un gruppo di persone è passato sul posto e l’ha notato a terra in una pozza di sangue.

figlio galasso

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