Jurassic World: il dinosauro, la fanciulla e la modernità

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Il parco dei dinosauri per eccellenza riapre: attrazioni spettacolari e centri commerciali, per accontentare tutti i tipi di clientela. Un giovane dipendente cerca di creare un rapporto con un gruppo di Velociraptor, mentre gli scienziati dell’isola danno alla luce il nuovo Indominus Rex, terribile tirannosauro modificato geneticamente. La sua fuga porterà al collasso dell’intera struttura.

Dopo lunghi 14 anni i dinosauri targati Steven Spielberg tornano a mostrare i loro denti nelle nostre sale, con l’adrenalinico Jurassic World: quarto capitolo della serie, in cantiere da anni, il film, diretto dal quasi esordiente Colin Trevorrow (per lui un tv movie e una regia interessante nel 2012), si pone come una sorta di spartiacque, punto di arrivo o di partenza. Già il titolo è emblematico, formato dal mix dei titoli dei due primi film della saga, Jurassic Park e The Lost World e spartiacque lo è nella misura non solo temporale, ma anche metaforica. Già perché è in questo capitolo che si pongono le basi (dato il finale, che non riveliamo!) per un sequel, una saga ancora più lungo o addirittura una serie tv, quest’ultima forse tra le più fattibili in termini di trame e costi; o addirittura le basi per chiudere definitivamente il capitolo con i dinosauri. Sembra strano però che questo capitolo, nonostante poche frecce al suo arco, abbia avuto il benestare del grande Spielberg. Perché di materiale (umano e narrativo) ce n’era eccome. A cominciare da un progetto lasciato in cantiere per troppo, troppo tempo, invocato da i fan di tutto il mondo e che ha portato alla soluzione de “il troppo (tempo) storpia”. La pochezza di idee della pellicola, infatti, lascia, in alcuni momenti, senza parole: si pensi alla prevedibilità del soggetto e della sceneggiatura, scritta dal regista insieme a Derek Connolly, Rick Jaffa e Amanda Silver, e alla poca convinzione degli attori protagonisti, intrappolati negli stereotipi di personaggi che non hanno un briciolo di psicologia da vendere. E a nulla valgono eccellenti collaborazioni, come le musiche di Michael Giacchino (la serie Lost e lo spassoso Ratatouille) e la fotografia di John Schwartzman, entrambi bravi e professionali, ma che sembrano volere portare a casa solo il “lavoretto” per le masse. E a momenti il film, che gioca con moltissimi generi, dall’action all’ horror puro, sembra volere, attraverso i tratti grotteschi, sempliciotti e prevedibili dei suoi personaggi e delle loro azioni, “parodizzare” se stesso e la saga che rappresenta. Ma si sa, qui la farina è altro. Ed ecco che, quando meno te l’aspetti, immersi negli splendidi effetti speciali della Industrial Light & Magic, il regista tira fuori dal cilindro quindici ultimi minuti di Cinema. Lo fa giocando con i personaggi, con l’immaginario, con lo spettatore. Quest’ultimo legato da un filo invisibile a tutto l’immaginario dei dinosauri, la preistoria e la vita prima della Vita, che hanno sempre trovato un punto fertile nella fantasia degli spettatori contemporanei. Ma si torni alla pellicola: la dolce, sexy e ribelle protagonista femminile (Bryce Dallas Howard) decide di salvare tutti dal terribile Indominus Rex liberando il ben noto Tyrannosaurus Rex, lo stesso del primo Jurassic Park, vissuto per ben 22 anni all’interno del parco. Qui scatta qualcosa. Lei/Jane, libera, con un gesto La Bestia/King Kong che dovrà combattere contro Il Mostro/la Modernità. Questo passaggio è davvero fondamentale, momento metaforico interessantissimo: il Rex geneticamente modificato è una il “Moderno”, l’affidamento a forze sconosciute, legate a leggi che possono travalicare l’Uomo e fargli solo del male; il “Vecchio” Rex è la sicurezza, la porta sempre aperta, il Passato che torna a reclamare le sue Leggi. Pensiamoci bene: stiamo parlando di Cinema. Stiamo parlando di Società. E forse (precisiamo forse), stiamo parlando di Politica (piccola digressione: il T.Rex non può rappresentare l’America che ci difende dall’invasore contemporaneo?). A completare il mosaico, il ruggito del T. Rex a dominare l’intera isola: questo territorio è mio, non si tocca, solo con le giuste regole, le giuste proporzioni, si può raggiungere l’equilibrio. Ultimo tassello: la componente erotica che si innesca grazie alla “bestia”, perno principale della relazione tra la fascinosa protagonista e il muscoloso e convincente Chris Pratt. Jurassic World resta un film godibile, ma poco convincente, a tratti noioso, dove i dialoghi non fanno che “preparare” l’ingresso in camera di un nuovo terrificante dinosauro. La sua portata metaforica però è gigantesca. Divertente il sito ufficiale, dove si possono “prenotare” i biglietti per l’accesso al parco, scaricarne la piantina e controllare il meteo. Il tutto in perfetto stile “dinosauro”.

 

Potrete vedere Jurassic World in queste sale:

-NAPOLI

Med Maxicinema The Space Cinema

Metropolitan

Modernissimo

Plaza Multisala

-AFRAGOLA

Happy Maxicinema

-CASALNUOVO

Magic Vision

-CASORIA

Uci Cinemas

-CASTELLAMMARE DI STABIA

Complesso Stabia Hall

Montil

-POGGIOMARINO

Multisala Eliseo

-TORRE ANNUNZIATA

Politeama

-TORRE DEL GRECO

Multisala Corallo

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