Tony Tammaro, 10 domande al “mito tamarro”: «Il Vesuvio quando scoppia arriva fino al Nord»

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Ha aperto ieri la festa di Sant’Antonio da Padova a Poggiomarino: Tony Tammaro, il re dei tamarri continua a riscuotere successo da tutte le fasce d’età e paradossalmente il suo pubblico è davvero molto selezionato.

Gli abbiamo posto dieci domande, dieci quesiti che finora erano irrisolti: e tra le questioni anche qualcuna di attualità a cui ha risposto come sempre in maniera “geniale”. Poi via sul “trerrote” con cui è arrivato in piazza De Marinis per il concerto.

Ciao Tony, qui un sacco di sessantenni ha casa a Scalea…

«E mica solo i sessantenni, siamo arrivati alla terza generazione. Le case vacanza passano di generazione in generazione. Mo’, però, una signora di sessant’anni in piazza mi ha detto che sono 30 anni che va a Scalea».

Ti rendi conto di quante Patrizia hanno oggi almeno 26 anni?

«Sì, un sacco si gente ha chiamato le figlie Patrizia a seguito della canzone. Però c’è una Patrizia in particolare che mi prese a schiaffi: abitava a Baia Domizia e dice che gli ho rovinato la vita».

Quando senti “Vesuvio lavali con fuoco” cosa pensi?

«Ma penso che forse laverà loro. Non si rendono conto, ma il Vesuvio quando scoppia fa certe botte che arriva fino al Nord».

Nonostante i tuoi appelli c’è ancora tanta gente che continua a buttare la frittatina di maccheroni nelle aiuole…

«Sono vent’anni che faccio questo appello: lo “scarrafone” è in agguato e lo “scarrafone” non darebbe mai la sua frittatina a noi».

Nessuno sa di quale quartiere di Napoli sei originario e dove vivi…

«Nasco nel noto quartiere del Cardarelli, nella zona ospedaliera. Ma adesso mi sono trasferito al Nord. Sono cinque anni ormai, che sto al Nord e che vivo a Caserta».

Qualcuno si chiede perché ironizzi sul dialetto puteolano e non su quello torrese…

«In realtà è proprio il contrario, perché la cadenza che utilizzo è proprio quella torrese, solo che è difficile farlo capire alla gente. Ho passato la mia infanzia sul Lido Azzurro di Torre Annunziata, dove abitava mia nonna. Ma alla fine sono più o meno uguali nonostante siano agli estremi del golfo di Napoli».

Ma L’Animale esiste o te lo sei inventato?

«L’Animale sono io. Ora sono un po’ dimagrito, ma “svacantavo” e a volte ancora “svacanto” i frigoriferi nel cuore della notte».

E che fine ha fatto “dj Sacchetto”?

«Ora vive a Brescia, se n’è dovuto scappare. Io gli dissi che era pericoloso farsi chiamare “sacchetto” in televisione, ma non mi volle stare a sentire. Poi tutta Napoli, in strada, cominciò a chiamarlo “sacchetto”. Il ragazzo ebbe seri problemi psicologici, oggi si è rifatto una vita e nessuno sa che è un sacchetto».

Come dobbiamo fare per farlo riconoscere anche a Brescia?

«Dobbiamo diffondere qualche video su YouTube, così pure a Brescia gli danno del “sacchetto”».

Un saluto a Poggiomarino…

«Un saluto con la mano sopra al petto e con il massimo rispetto da Tony Tammaro».

tony trerrote

 

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