Il dominio della “Chinatown” sangiuseppese, in periferia un solo negozio italiano per 5 orientali

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Nell’area periferica sangiuseppese le attività commerciali sono in media cinque cinesi e una italiana. Con l’arrivo di gruppi di cinesi, a partire dagli anni ‘90, il commercio e la produzione di vestiario che per molti anni è stata l’unica ricchezza per gli abitanti del distretto di San Giuseppe Vesuviano ha subito una forte trasformazione. Questo ha causato una metamorfosi di tutto il sistema economico locale. Gli imprenditori cinesi provenienti in gran parte dal “polo” di Prato, in pochi anni, sono diventati i veri padroni della zona, soppiantando le aziende gestite dagli italiani. Inizialmente i vantaggi hanno offuscato gli svantaggi. I cinesi non solo lavoravano a costi molto bassi ma erano anche precisi nella consegna dei lavori. Nei laboratori orientali (per lo più fatiscenti), si lavorava soprattutto di notte, riuscendo a confezionare 2.000 gonne in due giorni mentre agli italiani servivano due settimane.

Per i cittadini della zona, proprietari di garage e appartamenti o locali a uso commerciale, sono stati una vera “manna” perché affittavano a prezzi più elevati. Pian piano, però, riuscendo ad imporsi come commercianti, hanno aperto negozi all’ingrosso e creato un mercato di importazione “Made in China” di prodotti spesso falsificati. In tal modo e senza nemmeno impiegarci troppo, gli aspetti negativi si sono palesati. Un colpo mortale è stato dato alle micro-imprese artigiane e commerciali con il crollo netto del lavoro a domicilio, tipico della zona. Lo spirito intraprendente dei cinesi e l’aspirazione a costruire attività autonome hanno spinto gli ex abitanti della regione dello Zhejiang e della provincia del Wenzhai a diversificare la loro offerta. Fino a qualche tempo fa gli orientali si focalizzavano nei settori della confezione di abbigliamento sia all’ingrosso che al dettaglio, nella commercializzazione di generi alimentari tipici come riso, tè e soia o di giocattoli e nel periodo natalizio nella vendita legale e abusiva dei fuochi d’artificio.

Più recentemente, sentendosi forse più a “casa loro”, hanno allargato i propri settori di competenza a ristoranti, associazioni culturali e società di servizi finanziari per operazioni di invio e ricezione delle commesse soprattutto verso la Cina.  Questo flusso iniziato da ormai diversi decenni e che ha rappresentato una vera invasione è stato ed è tuttora bollato dagli operatori del settore commerciale interessato come la causa della caduta dell’economia locale.

chinatown

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