Elysium: il Destino dell’umanità in mano a un solo (cyber)uomo?

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Terra 2154. Sul nostro pianeta sono rimasti soltanto i “poveri”: per via del sovraffollamento, infatti, molte  persone, solo però le più facoltose, si sono trasferite su Elysium, sorta di “paradiso” tecnologico in orbita davanti alla Terra, il cui servizio della difesa è affidato a una spietata donna ministro e dove, grazie a una speciale capsula, si può guarire da ogni tipo di malattia. Intanto sulla Terra, Max (ex ladro), che si guadagna da vivere costruendo robot, ormai diventati parti integranti del sistema (uffici, polizia, camerieri), subisce un incidente che gli lascia pochi giorni di vita. Decide di partire a tutti i costi per il “paradiso” ma il prezzo è alto: dovrà impiantarsi un esoscheletro e rubare dei dati preziosi. Purtroppo qualcosa va storto, i dati servivano per un “colpo di stato” su Elysium e Max decide così di portare avanti la propria “rivoluzione”.

Dei tanti film fantascientifici che quest’anno hanno popolato le sale (si vedano ad esempio i già recensiti Oblivion e Another Earth), forse Elysium, nonostante alcune evidenti imperfezioni, è tra i più convincenti. Il regista, Neill Blomkamp, decide di fare tutto da solo: scrive, sceneggia e dirige. L’esperienza c’è e si vede, si è fatto le ossa nel mondo degli effetti visivi, soprattutto nelle serie tv (vedi quelli di Smallville) e dei videoclip per i migliori marchi mondiali (Nike tra tutti) e stava per dirigere un film sul videogame cult Halo (naufragato poi per problemi di finanziamento).

Ed è proprio ad Halo che, probabilmente, si rifanno molte caratteristiche visive e tematiche della pellicola, come i mezzi di trasporto, le armi, i robot e soprattutto alcune inquadrature inserite in sequenze action che riflettono un uso particolarissimo della videocamera, spostandola in maniera rapidissima da un asse visivo all’altro (molto vicino all’inverso del noto effetto bullett time). In forma il cast, che, però, non riesce a dare quel tocco di personalità a personaggi, a tratti, fin troppo stereotipati: Matt Damon (nel ruolo del protagonista), convince, ma arriva fin troppo a emulare una sorta di Jason Bourne del futuro; Sharlto Copley (già visto con più “presenza” anche in District 9) funziona nel ruolo del cattivone di turno, così come William Fichtner (apparso nella saga di Batman e nel recente The Lone Ranger) e la povera Jodie Foster, fin troppo invece fuori parte, nel ruolo della “ministra” senza scrupoli. Tutto tenuto saldo da una sceneggiatura che, nonostante sveli meccanismi scontati della trama già dai primi minuti della pellicola, riesce a tenere saldo lo spettatore sulla poltrona. Merito anche del montaggio adrenalinico, violento e avanguardistico del regista, che, oltre a regalare inquadrature con diversi sistemi di ripresa (videocamere di sorveglianza, satellitari, militari, ecc), scuote il film con sapiente action hollywoodiana, non allentando mai il ritmo della narrazione. A dargli manforte ci sono il convincente lavoro sulla colonna sonora di Ryan Amon  e la fotografia computerizzata e da videogame (risuona ancora Halo) del fidato Trent Opaloch. Elysium (sembrerà una banalità) è diretto seguito (tematico e metaforico e forse anche narrativo) del precedente (e primo) lungometraggio di Blomkamp: District 9. Continua, infatti, l’interessante riflessione uomo vs macchina (gli umani sono sostituiti dai robot in quasi tutte le loro classiche mansioni e, elemento ancora più riflessivo, il protagonista diventa un cyborg, coniugando l’umano con l’inumano, la vita con la morte, le vene con i tubi metallici, il cervello con un monitor) e uomo vs mezzi di comunicazione (schermi, web, telecamere, tutto è collegato, tutto è collegabile, tutto in una immensa rete. Gli omaggi ci sono (Matrix su tutti e il mondo delle anime: nel 2003 Jae-woong Kwon dirige un lavoro con lo stesso titolo), ma il regista è bravissimo a costruire un percorso personalissimo e visionario sul “futuro” sfruttando temi attualissimi (uno su tutti i tentativi delle persone di sbarcare su Elysium, metafora evidente dei tanti milioni di profughi che si spostano in cerca di “salvezza”) e tracciando una nuova linea della fantascienza, rendendola non solo ottimo mix di generi (action, fantasy, splatter), ma anche amara riflessione sul presente (il finale “rivoluzionario” e [pseudo]socialista).

Interessante e ironico, infine, come in District 9, il lavoro svolto dal marketing virale, con la creazione apposita di un sito (raggiungibile qui) in cui potrete chiedere anche voi di diventare cittadini di Elysium. Un “rifugio” Elysium (provate a spostare o cambiare qualche lettera a leggerete “asylium”) che dirige verso riflessioni molteplici (e virali) e che regala quasi due ore di ottimo e adrenalinico cinema. Sfiora l’otto.

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