World War Z: la guerra mondiale zombie è (per fortuna) solo agli inizi

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Un’epidemia su scala mondiale trasforma le persone in non-morti assetati di sangue. Un ex funzionario delle Nazioni Unite, Gerry Lane, ritiratosi dal servizio, dopo essere sopravvissuto a un primo assalto, viene contattato dall’esercito per indagare sul cosiddetto “caso zero”, che avrebbe scatenato l’apocalisse. Rifugiatosi, con la famiglia e grazie all’aiuto dei suoi ex superiori, su una piattaforma in mare aperto, assiste alla caduta delle maggiori metropoli del globo, sotto l’attacco di ondate di zombie.

Decide di aiutare le Nazioni Unite, anche se quasi sotto ricatto, e parte prima per la Corea, poi per Gerusalemme e infine per Cardiff, dove, in un centro studi specializzato riesce, aiutato da medici e ricercatori, a capire che gli zombie, oltre ad essere guidati dal rumore, non attaccano corpi  umani che presentano qualche forma di malattia virale, in quanto cercano solo vittime sane da infettare. Sarà l’inizio della rivoluzione umani vs zombie.

Ogni volta che si parla di zombie, l’attesa è davvero alta. Le aspettative, poi, diventano ancora maggiori se dietro a World War Z, nuovo film dedicato ai morti viventi diretto da Marc Forster c’è il noto bestseller omonimo, World War Z. La guerra mondiale degli zombie, scritto da Max Brooks e uscito nel 2006. Già da allora si parlò di adattamento e ci mise le mani una penna “sicura” come J. Michael Straczynski, amato e noto romanziere, fumettista (è lui dietro ai reboot 2.0 di molti classici come Spider Man e Batman) e sceneggiatore, noto per la serie tv Babylon 5, che, forse i ritardi, forse la produzione, ha lasciato il lavoro a metà.  Il progetto finisce nelle mani di Matthew Michael Carnahan (già dietro al bel Leoni per agnelli), che cura, oltre all’adattamento, anche la sceneggiatura, insieme a Drew Goddard e Damon Lindelof (entrambi al lavoro su Lost). Insomma i presupposti c’erano eccome. Il bel romanzo di Brooks (figlio del noto Mel) narra, immergendoci in una sorta di fantapolitica del futuro, di un’incredibile lotta mondiale all’ultimo “corpo” (e Stato), tra zombie e umani. Peccato però che qualcosa non sia andato per il verso giusto: sarà il modo in cui il libro è scritto (una sorta di documentario/epistolario difficile da adattare per il grande schermo), sarà la mega produzione, ma World War Z ha dalla sua pochissimi punti a favore. Innanzitutto le belle scene di massa, senza e soprattutto con gli zombie (piccola nota: sono zombie o semplici infetti? Si accenna agli zombie, ma si parla anche di “non-morti”, quindi si crea, per lo spettatore più attento, un po’ di confusione), che sono dappertutto, ovunque, inferociti dal forte rumore, raggruppati (e forse questo è un punto unico nel genere) in enormi aggregati, sorta di formiche affamate di carne viva: per degna gioia dei nostri occhi (e della Computer Graphic) gli assalti zombie dall’alto riescono a tenere viva l’attenzione e il fiato sospeso (soprattutto la bella sequenza dell’assalto alla città di Gerusalemme). Merito anche del regista (e del montaggio), Marc Forster, che, anche se omaggiando tutti i classici del genere zombiesco (28 giorni dopo e Io sono leggenda, con cui presenta moltissime analogie, come le creature “infette” e non “morte”, senza contare i classici di romeriana memoria, come Zombi e la fortunata serie tv The Walking Dead e una strizzatina d’occhio alla saga di Jason Bourne),  ben presto sfora tutte le belle premesse (la sottotrama di terrorismo internazionale affiorata nella prima parte), trasformando la pellicola in un blockbuster da (quasi) serie Z e riuscendo a tenere alta la tensione (non scordiamo i trascorsi di Forster: Quantum of Solance, Neverland, Monster’s ball e, sempre da un romanzo, Il cacciatore di aquiloni) regalandoci qualche sequenza degna di nota, come quella della prima notte a cui deve sopravvivere la famiglia del protagonista e lo schianto dell’aereo sotto attacco zombie. Nel primo caso (e non solo), interessante anche il lavoro svolto da Ben Seresin alla fotografia, che riesce a dare un senso spasmodico e claustrofobico alla narrazione, dandoci difficilmente modo di capire chi sia il mostro e chi l’umano.

Il povero Brad Pitt, unica “top star” degna di nota e produttore, da solo, nel ruolo del protagonista, non può salvare la barca, con un ruolo che certo non lo aiuta: una sorta di “superuomo”, indenne ad aerei precipitati, pallottole, morsi ed esplosioni varie. Anonime le interpretazioni degli altri attori, a iniziare dalla moglie del protagonista, fino all’ultimo dei soldati: tutto sembra già scritto, tutto diventa fin troppo prevedibile, tutto si trasforma nel perfetto disaster-movie; a peggiorare le cose una pessima sceneggiatura, che tra plagi e omaggi, arriva a rifugiarsi non solo nello scontato, ma, a tratti, anche nel ridicolo involontario. Da sottolineare, infine, il bel lavoro svolto alla colonna sonora di Marco Beltrami, con l’ausilio di molti brani eseguiti dal gruppo inglese dei Muse. Una mina che ci esplode tra le mani, infine, World War Z, un’occasione persa, per dare al mondo dell’epopea zombie qualcosa di nuovo, così come aveva fatto il bel romanzo di Brooks. E se dietro, quasi in superficie, c’è una critica all’inquinamento, alla crudeltà dell’uomo, all’egoismo (come nell’interessante sequenza iniziale con i titoli dei Tg e delle riprese “dal vero” dei disastri planetari) e c’è un chiaro riferimento al continuo ostruzionismo politico di Israele (muro alto/muro abbattuto vs persone nella fortezza/ zombie-stranieri fuori, forse unici riferimenti alla riflessione avanzata dal romanzo) e alla lotta mondiale contro i morti che tornano (purtroppo sfruttato solo nel finale),  la pellicola di Forster comunque riesce a tenere alta la tensione, ricamando belle sequenze horror, con metafore a portata di mano (“la battaglia è appena iniziata” non quella contro gli zombie, ma contro la cattiveria e l’egoismo umano) e spettatori stupiti al punto giusto, con il sequel già in fase di progettazione. Non certo uno dei migliori zombie movie della storia. Se di zombie si può parlare.

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