Facciamola finita: la vera fine del (nuovo) cinema americano?

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Due giovani attori, amici da tempo, decidono di passare una serata all’insegna della trasgressione, nella nuova casa del loro collega James Franco, tra vip noti e non, marijuana e sesso. All’improvviso, però, accade qualcosa di inspiegabile: il cielo si oscura, raggi di luce piovono dalle nuvole, esplosioni, terremoti, voragini. I due amici, insieme a Franco e altri tre attori, si rifugiano nella villa e iniziano una strana e assurda lotta per la sopravvivenza, a quella che sembra davvero l’ultima Apocalisse.

L’inquadratura, fissa, sulla collina di Hollywood in fiamme, dopo 15 minuti di film, prometteva qualcosa di buono. Purtroppo le apparenze, spesso ingannano, e le fiamme si sono rivelate dei (minuscoli e indignanti) fuochi fatui. Facciamola finita, ispirato a un piccolo cortometraggio di Jason Stone (qui tra i produttori) intitolato Jay and Seth vs. The Apocalypse, presenta, innanzitutto, una difficoltà di catalogazione. Qui i registi (anche sceneggiatori), Seth Rogen e Evan Goldberg (il primo anche nel cast nel ruolo di se stesso, ed entrambi tra i produttori della pellicola) è come se avessero deciso di fare man bassa di tutti i film di Roger Corman (e ci stanno pure i cannibali!), mischiare tutta la cinematografia horror e thriller, infilando omaggi e plagi dappertutto, con un senso della commedia (o del comico) che lascia veramente disgustati. Ne risulta un calderone ingestibile, con un soggetto che ha uno sviluppo senza senso, ma che riesce, a stento davvero, a dare un senso molto, molto generale della vicenda. Come se ci trovassimo di fronte a un enorme puzzle di cui i pezzi sono inseriti male, ma che vengono spinti a incastrarsi con la forza, le vicende che si susseguono nella pellicola sono una più assurda dell’altra, girate male, con un gusto del plagio che lascia il tempo che trova. Facciamola finita deve moltissimo, e ruota comunque sulla stessa falsa riga, della fortunata serie cinematografica degli “scary movie” e simili: polpettoni di assurde sequenze volte a criticare i canoni di base di molti generi. Il meccanismo, nel suo “fare” distruzione, funzionava. Ma qui, le cose peggiorano. E ben presto, oltre alla satira e agli omaggi/parodie ben studiati (tre esempi su tutti: L’esorcista, Arancia Meccanica e Nosferatu), prende il sopravvento il surreale, l’idiozia e l’estrema volgarità della sceneggiatura, non solo scritta male, ma traboccante di riferimenti, a volte davvero troppo espliciti e che fanno rimpiangere davvero film peggiori, ma almeno scritti un pochino meglio. E se davvero vogliamo trovare un briciolo di interesse, ma un briciolo, perché la trovata poi non è così tanto nuova, risulta essere originale l’idea di far interpretare agli attori (disastrosi, davvero) dei “falsi” se stessi: James Franco (l’unico uno spanna sopra gli altri), il già citato Rogen, Jonah Hill, Jay Baruchel (anche lui produttore), Danny McBride, Craig Robinson. Pensateci un attimo: James Franco, nella vita di tutti i giorni è un attore. Nel film interpreta proprio l’attore James Franco, ma autoparodizzandosi, inventando quindi un falso di un falso. Ma il meccanismo si inceppa e gli attori sembriamo noi e le super star che fanno i camei, Rihanna, Emma Watson (bella e affascinante, l’unica, davvero, a dare un briciolo di luce nello squallore di questa pellicola), Michael Cera (bravissimo in Juno e che tra l’altro era al fianco di Hill in Suxbad-Tre metri sopra il pelo, scritto proprio dal duo Rogen-Goldberg), Jason Segel  e tanti altri, sembrano davvero “fuori” dal sistema Hollywood. Insomma, i registi hanno deciso di mettere su un gruppo di amici, nel reale e nella finzione, e girare un film, autofinanziandosi e autocriticandosi. e sembrano divertirsi tantissimo. Ma le fiamme in apertura di pellicola, vogliono lanciare un allarme ben preciso. La vecchia casa dei sogni va a fuoco, ragazzi, e le nuove leve, strafatte (ricordiamoci che Franco e Rogen erano perno centrale di Strafumati, altra pellicola su cui è meglio non soffermarsi) e viziate, non sanno nemmeno cosa sia il Cinema vero (o credono ci sia bisogno di un totale rinnovo? O lo conoscono talmente bene da riuscire a parodizzarlo in maniera perfetta?)e, impreparate, fanno fronte all’Apocalisse.

E se, ancora, vogliamo trovare qualche altro bell’appiglio, originale e ben costruita la colonna sonora curata da Henry Jackman. Fotografia camuffata da film di serie B, effetti visivi pescati da qualche scarto di videogames di serie Z. Tralasciando ogni linea di “significato forzato” accennata prima, Facciamola finita, ha davvero, nel suo titolo la metafora stessa del suo essere. E il concetto è più sentito se pensiamo al titolo originale: This Is the End, “questa è la fine”, “questa” pellicola segna davvero la fine del cinema, del genere parodistico, del genere commedia, comico, scegliete voi, non fa differenza. Uno dei film, forse IL film, più brutto dell’anno. È la fine. Davvero. E i Backstreet Boys che ballano, nel finale, in un Paradiso “allucinato” e sboccato sono la ciliegina che cade dalla torta.

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